Settemila soldati italiani nel mondo e spiccioli per la cooperazione | Progetto Continenti

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Foto di: Fanpage.

Per le missioni militari all’estero 2019 il costo complessivo è di oltre 1.100 milioni di euro ed appena un centinaio di milioni per la cooperazione allo sviluppo, con un rapporto spesa militare/cooperazione pari a 10 a 1. Ecco i numeri del provvedimento con cui il governo ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione alla proroga delle missioni stesse.

LA CONSISTENZA MASSIMA annuale è di oltre 7.000 soldati (- 624 unità rispetto al 2018). Le missioni sono decine, di ogni tipo: Onu, Nato, Unione europea e bilaterale. Il costo delle missioni è a carico del ministero dell’Economia e Finanze, non della Difesa, con scarsa trasparenza. Il maggior numero di soldati è utilizzato in quelle in Asia (Aghanistan e lotta al Daesh).La spesa per il sostegno alle forze armate dell’Afghanistan di 120 milioni rappresenta circa il 10% dell’intera spesa delle missioni: la decisione, assunta nel 2012, appare assurda, visto che non aiuta il processo di pace e di fronte al fallimento dell’intervento militare Nato visto che, dopo 18 anni, gran parte del Paese asiatico è controllato dai guerriglieri. L’Italia è lì ufficialmente per ripristinare i diritti umani, ma addestriamo e sosteniamo anche la polizia nazionale afghana che secondo l’Onu utilizza da molti anni anche bambini, in spregio al diritto internazionale. E supportiamo l’esercito di Kabul che pure, in violazione del diritto internazionale distrugge scuole e centri sanitari e si è reso responsabile di gravi violazioni dei diritti umani. Continuano gli attacchi alle scuole ed agli insegnanti, secondo le Nazioni Unite, anche da parte delle forze di sicurezza di Kabul.

Continuano, sempre secondo l’Onu, gli abusi sessuali (denominati bacha bazi) praticati dai poliziotti. Sarebbe opportuno, invece, una forte pressione italiana per porre fine a tali abusi e condannare i responsabili. Il Movimento 5 Stelle aveva chiesto, dall’opposizione, il ritiro del contingente, ora però non ne fa più parola.

L’Africa totalizza il maggior numero di missioni (le principali sono in Libia, Niger e Corno d’Africa). La missione europea in Somalia, per l’addestramento dell’esercito di Mogadiscio (Eutm Somalia), comandata da un generale italiano e con oltre cento militari italiani, permane, anche se l’Onu denuncia da anni l’utilizzo in combattimento di minori e la distruzione di scuole ed ospedali, nonché gravi violazioni dei diritti umani. Anche la polizia somala è destinataria di una missione italiana formativa che avviene nonostante le denunce di Human Right Watch di gravi violazioni dei diritti umani. Non sembra che l’Italia abbia condizionato tali aiuti al rispetto delle libertà fondamentali.

NEL MEDITERRANEO CENTRALE e in Libia, per il «contrasto all’immigrazione clandestina» sono previste più missioni, incluso l’assistenza e l’addestramento della Guardia costiera libica e la manutenzione delle navi cedute. Nella missione europea Eunavformed-Sophia la partecipazione italiana è di 520 militari e alcuni aerei. Tale missione ha sospeso il dispiegamento di navi ma continua la formazione della Guardia costiera e della Marina libica. Non si tiene conto che in Libia c’è una guerra e si persevera nell’aiutare la Guardia costiera libica, delegando ai libici il “lavoro sporco”, per evitare che i disperati in fuga dalla fame e dalle guerre arrivino sulle nostre coste. Infine nella missione bilaterale in Niger, dove sono presenti quasi trecento soldati. Ma il Niger, uno dei Paesi più poveri del mondo, ha bisogno di cooperazione, non di armi.

Articolo di: Il Manifesto.

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