“Ridateci la terra”. La lotta dei contadini cambogiani contro la multinazionale francese – Chiara Nardinocchi, Repubblica.it – 31 luglio 2015

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Si sono uniti e insieme hanno deciso di fare causa alla Socfin-Kcd, una joint venture che fa capo ad uno dei leader mondiali di produzione pneumatici: la Bolloré. Espropriati delle loro terre, sfruttati e privati della propria cultura. E quello della Cambogia non è il primo caso

160206187-17a47c25-4efc-4d30-b6a0-eb7e3e07b679ROMA – Una battaglia impari che vede da un lato uno dei colossi nella produzione di gomma, dal’altro pochi contadini cui è stata tolta la terra, unica fonte di sussistenza. Succede in Cambogia, dove un gruppo di Bunong, una minoranza etnica che vive principalmente nella provincia di Mondol Kiri al confine con il Vietnam, ha deciso di muovere battaglia contro la Socfin-KCD, una joint venture che vede tra i soci di maggioranza il gruppo francese Bolloré.

Resistenza contadina. Dopo sette anni passati a rivendicare il diritto alla terra all’orecchio sordo della multinazionale, il gruppo composto da una cinquantina di persone, ha deciso di passare all’azione legale. Così, a decine di migliaia di chilometri da Parigi, il 24 luglio il legale dei coltivatori Fyodor Rylov ha portato il loro caso davanti all’alta corte di Nanterre chiedendo un risarcimento per i soprusi subiti da parte del colosso con a capo Vincent Bolloré. Stando a quanto riportato dal Cambodge Post l’accusa concerne sia la violazione dei diritti umani che della legge sulla tutela ambientale.

L’esproprio delle terre ancestrali. Tutto ha inizio nel 2008, quando il governo cambogiano ha dato in concessione le terre di Bousra, nella provincia orientale al gruppo cambogiano Khaou Chuly (KCD) che nel giro di un anno ha creato una joint venture con Socfin Asia, una società guidata dal gruppo francese Bolloré e dalla famiglia belga Fabri e Ribes. Dopo aver espropriato i terreni, nella zona è stata avviata una piantagione di circa 7.000 ettari di alberi da gomma. Uno shock per la popolazione locale che oltre alla rovina economica, ha dovuto sopportare la distruzione delle proprie terre ancestrali. Una violazione imperdonabile per una minoranza, quella Bunong di tradizione animista che nella salvaguardia delle foreste sacre e dei cimiteri vede due delle sue più importanti missioni.

Corruzione e distruzione. La massiccia deforestazione attuata per dare spazio alle piantagioni ha comportato anche la distruzione di importanti luoghi di culto. Inoltre, dal 2008 a oggi, l’economia di sussistenza dei Bunong è stata a dir poco compromessa, come compromessi sono stati i loro diritti fondamentali. Messi davanti a fatto compiuto, molte famiglie hanno dovuto accettare il risarcimento di circa 200 dollari per ettaro. Alcuni hanno accettato un lavoro nelle piantagioni con salari di circa 5 dollari al giorno.
“Ridateci la terra”. La lotta dei contadini cambogiani contro la multinazionale francese

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Tutto ciò è stato possibile grazie alla corruzione del governo che unita all’indifferenza della multinazionale ha generato un circolo vizioso dove a farne le spese sono stati proprio quei contadini che hanno deciso di ribellarsi. Già nel 2011 l’International federation of human rights aveva puntato i riflettori sulle dinamiche allarmanti in atto nel sudest asiatico. In un report l’organizzazione internazionale aveva dichiarato che delle “concessioni di terra, come quelle sfruttate da Socfin – KCD non beneficiano le comunità locali, ma piuttosto tendono a privare i popoli indigeni dai loro mezzi di sussistenza. A beneficiarne sono piuttosto gli investitori stranieri che hanno interessi in paradisi fiscali, aziende nazionali di primo piano e uomini d’affari vicini al potere politico”.

La risposta di Bolloré. Il gruppo industriale francese ha declinato ogni responsabilità. In diverse dichiarazioni ha infatti sottolineato che detiene “solo” il 38% della società operante in Cambogia. Diversamente la pensa l’avvocato del gruppo che a Le Monde ha ribadito lo stretto legame tra il gruppo francese leader nella produzione di pneumatici e l’impresa che da anni priva i Bunong dei loro diritti. Una responsabilità difficile da dimostrare dal punto di vista legale, che potrebbe far risolvere la causa in un nulla di fatto.

La storia che si ripete. Quello cambogiano è solo l’ultimo dei casi di land grabbing (accaparramento di terre) denunciati che coinvolgono la Bolloré. In Africa lo sfruttamento della multinazionale per coltivare alberi della gomma hanno portato alla creazione dell’Alliance internationale des riverains des plantations Socfin-Bolloré, un’organizzazione che sostiene e porta avanti la lotta delle persone coinvolte in Liberia, Camerun, Costa d’Avorio e Sierra Leone. Emmanuel Elong, presidente del gruppo ha con forza denunciato la violazione dei diritti delle persone espropriate delle proprie terre e lasciate in balia del destino per sopravvivere. Ma la risposta è stata sempre la stessa: un mancato riconoscimento delle proprie responsabilità.

 

Articolo originale: http://www.repubblica.it/solidarieta/cibo-e-ambiente/2015/07/31/news/_ridateci_la_terra_la_lotta_dei_contadini_cambogiani_contro_la_multinazionale_francese-120188228/?ref=search

 

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