Ong e migranti: il relatore Onu Michel Forst, “basta attacchi e diffamazione”

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Intervista al Relatore speciale Onu sui difensori/e dei diritti umani Michel Forst, in questi giorni in Italia su invito di una rete di 30 organizzazioni della società civile. “Nel mondo è in atto una vera e propria guerra contro i difensori dei diritti umani – afferma -, soprattutto contro le donne. Subiscono numerosi attacchi, minacce, rapimenti, arresti arbitrari, torture, uccisioni”

“Basta attacchi mirati e deliberati contro le Ong che difendono i diritti dei migranti, di coloro che operano per salvare vite umane o nell’accoglienza. Sono denunce diffamatorie che vogliono sminuire, vanificare o addirittura criminalizzare il lavoro delle Ong”. A parlare è il Relatore speciale Onu sui difensori/e dei diritti umani Michel Forst, in questi giorni in Italia su invito della rete “In Difesa Di – per i diritti umani e chi li difende”, che riunisce una trentina di organizzazioni della società civile. “Quando voglio stare vicino ai difensori dei diritti umani uso il trucco di auto-invitarmi – confida -. La mia presenza in Italia vuole dare anche un sostegno politico a queste organizzazioni”. Secondo l’ultimo rapporto di Amnesty international difensori e difensore dei diritti umani sono stati assassinati in 22 Paesi del mondo, la regione più pericolosa è l’America Latina, dove sfidano enormi interessi economici e politici per difendere la terra e le risorse naturali. Honduras e Colombia sono i Paesi peggiori: nella sola Colombia dall’inizio dell’anno sono stati uccisi 41 attivisti. “È in atto una vera e propria guerra contro i difensori dei diritti umani – ci dice Forst -, soprattutto contro le donne”.

– Qual è la situazione attuale dei difensori dei diritti umani nel mondo, cosa è cambiato negli ultimi anni?
Da tre anni la situazione è peggiorata in tutto il mondo, inclusa l’Europa.

È in atto una vera e propria guerra contro i difensori dei diritti umani, soprattutto contro le donne. Subiscono numerosi attacchi, minacce, rapimenti, arresti arbitrari, torture, uccisioni.

Ci tengo ad avere una definizione ampia e articolata di chi è un difensore dei diritti umani: chi promuove i diritti umani è un difensore dei diritti umani, non è necessario essere membro di un’organizzazione. Ma i governi stanno cercando di restringere questa definizione: semplici cittadini, in Italia o Francia, che stanno solo difendendo i diritti dei migranti, vengono invece ripetutamente attaccati. Aumentano i rischi anche per i giornalisti, gli avvocati, i diplomatici, perfino le guardie carcerarie che denunciano le gravi violazioni nelle carceri.

– Chi sono i responsabili degli attacchi ai difensori dei diritti umani?
Ciò che mi preoccupa di più è l’aumento del numero di chi perpetra questi attacchi:

gli Stati e i loro agenti (polizia ed esercito) ma anche attori non statali come le imprese, che fanno pressione contro chi difende i diritti umani.

È parte del mio lavoro in Italia guardare anche ai comportamenti delle imprese. Il prossimo rapporto sarà su questo, ossia le minacce contro chi denuncia comportamenti scorretti o corruzione nelle aziende. Anche i media stanno giocando un ruolo particolare nel diffamare il ruolo dei difensori dei diritti umani e minare la loro credibilità con attacchi deliberati e mirati.

– Cosa pensa delle accuse contro le navi delle Ong che salvano vite umane in mare?
Ciò che sta accadendo è inaccettabile, la comunità internazionale non dovrebbe accettarlo. In Italia e nel resto d’Europa, si assiste a sempre più attacchi mirati contro i difensori e le difensore dei diritti umani, soprattutto a chi si occupa dei diritti dei migranti e chi salva vite in mare. Sono stato recentemente in Ungheria e sono rimasto inorridito dalla situazione che ho visto: la chiusura delle frontiere, gli attacchi di gruppi di destra contro i migranti o contro coloro che difendono i diritti dei migranti. Questi difensori e difensore vengono criminalizzati e sono oggetto di campagne di diffamazione. I rappresentanti dello Stato e i pubblici funzionari forse non si rendono conto, o forse se ne rendono ampiamente conto, dell’impatto delle loro parole. Quando si fanno dichiarazioni pubbliche, queste parole incidono negativamente sull’opinione che hanno le persone dei difensori e delle difensore dei diritti umani, e questo ha anche un impatto sui finanziamenti a sostegno dei difensori/e. Se posso fare un appello all’Italia, invito i pubblici funzionari e i media a non fare affermazioni contro le organizzazioni della società civile. Invito a

  smettere di diffamare le Ong che salvano vite umane e riconoscere il loro ruolo positivo.

– Quali consigli per tutelare chi difende i diritti umani a rischio della vita?
Ho presentato all’Onu un rapporto sulle buone pratiche della società civile e degli Stati per tutelare i difensori dei diritti umani e prevenire gli attacchi. Un’idea è quella di creare

una rete di “città-rifugio” per gli attivisti a rischio, soprattutto donne,

dove possano riposarsi, ricevere cure mediche e psicologiche, essere protetti per un periodo di tempo determinato prima di fare ritorno ai rispettivi Paesi e riprendere la propria “battaglia”. Ho parlato con il Comune di Milano, spero che insieme ad altre città si possa creare questo movimento che offre luoghi sicuri ai difensori dei diritti umani.

– Il prossimo anno l’Italia avrà la presidenza dell’Osce, può avere un ruolo positivo?
Ne ho parlato con il ministro degli Esteri italiano. L’Italia può avere un ruolo importante nell’Unione europea per dare sostegno, anche attraverso le proprie sedi diplomatiche, ai difensori/e dei diritti umani in Russia, Turkmenistan, Azerbaijan, Ungheria e altri Paesi europei.

– Le Chiese cosa possono fare in questo senso?
La Chiesa può essere il migliore alleato dei difensori dei diritti umani. Ogni Chiesa che promuove i diritti umani e i diritti dei migranti deve essere apprezzata.

Fonte: agensir.it

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