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Riforma del Terzo settore

Dopo il boom di Lega e 5 Stelle facciamo il punto con il sottosegretario Luigi Bobba: «Il nuovo Governo potrà intervenire sui decreti legislativi e i provvedimenti amministrativi, ma non sulla legge delega, che può modificare solo il Parlamento. Noi in ogni caso fino a quando saremo in carica andremo avanti col lavoro»

E adesso cosa ne sarà della Riforma del Terzo Settore? La debacle elettorale del Pd e la vittoria di 5 Stelle e Lega (entrambe le formazioni hanno votato contro la legge delega la n.106 del 6 giugno 2016) mettono in forse la conclusione dell’iter di completamento della norma (qui lo stato dell’arte così come ricostruito dal Forum del Terzo settore)? Abbiamo fatto il punto con il sottosegretario al Welfare, Luigi Bobba, il “padre” della riforma del Terzo settore. Bobba dopo due legislature e mezzo non entrerà nel prossimo Parlamento. Non è risultato infatti fra gli eletti del Pd in Piemonte.

Sottosegretario partiamo da un punto: attualmente il governo Gentiloni è ancora in carica e lo rimarrà sino al giuramento del prossimo Esecutivo…
Esatto. Le attività di ordinaria amministrazione sono tutte possibili. Quello che non possiamo fare per esempio sono nuove leggi oppure le nomine.

Voi state lavorando al completamente della Riforma. Qual è l’agenda?
Il decreto correttivo sul servizio civile universale è passato in Conferenza Stato-Regioni ed ora è all’esame delle commissioni parlamentari che possono dare un parere comunque non vincolante. Dopo di che tornerà in Consiglio dei ministri per il via libera definitivo. Ma ormai ci siamo.

Che correzioni introduce rispetto al decreto legislativo dello scorso anno?
Il decreto mira a rendere più efficaci alcune disposizioni, nonché a migliorare la funzionalità di alcuni organismi operanti nel sistema, quali la rappresentanza degli operatori volontari e la Consulta nazionale per il servizio civile universale. In particolare, si riconosce alle Regioni un ruolo più rilevante nella fase di approvazione del Piano triennale e dei Piani annuali, prevedendo che, prima della stessa approvazione, debba essere acquisita l’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. Inoltre, si rendono più chiare le modalità di elezione dei quattro membri della rappresentanza nazionale degli operatori volontari, specificando, tra l’altro, che ogni anno vengono eletti due dei quattro componenti la Rappresentanza nazionale, al fine di evitare il simultaneo rinnovo di tutti i componenti che inciderebbe negativamente sulla funzionalità dell’organismo. In questa ultima fase gli obiettivi che ci siamo dati sono quelli di portare il più avanti possibile l’iter di questi provvedimenti correttivi e di proseguire nella produzione degli atti amministrativi

Avete in rampa di lancio altri decreti correttivi?
Quello sull’impresa sociale e quello sul codice civile. Ma qui stiamo ancora lavorando ai testi che quindi non sono ancora stati emanati. In base alla delega c’è tempo sino a fine luglio. Ma a quel punto non credo che saremo ancora in carica. Vedremo. In ogni caso in questa ultima fase gli obiettivi che ci siamo dati sono quelli di portare il più avanti possibile l’iter di questi provvedimenti correttivi e di proseguire nella produzione degli atti amministrativi.

Quali nello specifico?
Siamo ormai pronti con l’Organismo nazionale di controllo che darà il via libera alla riforma del sistema dei centri di servizio al volontariato. Poi c’è il decreto sulle attività secondarie e strumentali. Inoltre prosegue il dialogo con le Regioni per formalizzare l’impianto del Registro unico del Terzo settore.

A proposito del Registro unico, alcuni grandi network, come per esempio l’Avis, chiedono chiarimenti sulla facoltà per le sezioni locali di iscriversi all’albo senza il tramite della rappresentanza regionale o nazionale. Quale strada prenderete in questo senso?
​Quello che lei evidenzia è uno snodo su cui stiamo ragionando. La cosa che però posso dire è che anche nel caso le sezioni locali si potessero iscrivere direttamente, le “organizzazioni-ombrello” potranno comunque iscriversi all’albo. E anzi lo potranno fare in un’area a loro riservata, denominata “reti” che garantisce uno status rafforzato. La legge infatti affida alle reti l’attività di promozione, ma anche quella di controllo degli associati.

Rispetto alla riforma come si potrebbe comportare un governo “ostile”?
Una premessa: la legge delega può essere modificata solo dal Parlamento. L’esecutivo che rileverà il nostro testimone ha in linea di principio tre opzioni rispetto ai decreti legislativi approvati lo scorso anno e ai provvedimenti che ne conseguono: completa l’iter, non fa nulla linitandosi allo status quo, modifica i decreti legislativi e/o i decreti correttivi.

La Lega e il Movimento 5 Stelle non sembrano molto ben predisposti rispetto alla Riforma, chi la preoccupa di più?
Detto che la riforma del Terzo settore è stata assolutamente marginale nel dibattito pubblico rispetto anche a quello che ho letto su Vita ritengo che entrambi questi schieramenti non abbiamo le idee chiarissime sulla materia. Alcune loro proposte sono già contenute nella norma. Suggerirei un approfondimento prima di prendere qualsiasi iniziativa.

I 5 stelle in particolare leggono l’impresa sociale come il cavallo di Troia dell’assalto del profit ai mercati legati al welfare…
Lo ripeto ancora una volta: la possibilità di remunerare il capitale è talmente contenuta che chi punta ai mega profitti si terrà molto, ma molto alla lontana. Sinceramente in questo caso mi sembra che ci troviamo di fronte a un attacco senza bersaglio.

A proposito di bersagli: anche la Fondazione Italia Sociale non è mai andata giù al Movimento?
Ormai quello è un ente in piena attività. Gli organi di gestione con Enzo Manes, Cristina De Luca e Andrea Sironi e quello di controllo sono operativi. Se qualcuno volesse cancellarla dovrebbe, anche qui, mettere mano alla legge delega. E lo può fare solo il Parlamento.

Infine il 5 per mille. Fra poco entriamo nella stagione della dichiarazione dei redditi. A che punto siamo?
Siamo in attesa del Dpcm (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) che fornirà tutte le specifiche in materia. Non so darle la tempistica, perché non dipende appunto dal mio ministero.

Fonte: articolo su vita.it del 09/03/2018 (di Stefano Arduini); foto in copertina di Sardegna Reporter

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“Camminando con Francesco” di Giuseppe Florio

Novità!

Editore: Diocesi di Rieti (gennaio 2018)
Memoria e profezia dalla Valle Santa

Introduzione

Camminare è diventato ai nostri giorni un’esigenza fisica, ma ancor più un bisogno del cuore per contrastare un mondo che va sempre più veloce, ma dentro il proprio loculo informatico. Giuseppe Florio, al contrario, ha percorso a piedi in lungo e in largo la Valle Santa e con la sua sensibilità di fine interprete della Bibbia qual è ci restituisce un’immagine per nulla scontata di san Francesco. Come capita ai grandi della storia, anche il Poverello ha subito nel tempo riletture accomodanti che ne hanno addomesticato il carisma, proiettandone un’immagine sfuocata che rischia di far perdere il fuoco della sua testimonianza. Camminando con l’Autore abbiamo l’occasione di scoprire un “volto altro” rispetto all’immaginario collettivo che ne ha fatto una figura eterea, un po’ stravagante, all’occorrenza ambientalista. In ogni caso, un esempio irraggiungibile da ammirare stando fermi più che da imitare seguendone le tracce.
In realtà, il fascino di san Francesco sta nel rimandare a Colui che ha cambiato la sua vita e nella sua perfetta adesione al Vangelo, che è la strada maestra dell’umanizzazione del singolo e della società. Il punto è che bisogna tornare ad abbeverarsi alle acque fresche della sua esperienza. E proprio questo riesce a comunicare questo libro che diventa una mappa ben documentata e sempre intrigante della vita di Francesco e della nostra vita di oggi.
“Francesco da Rieti”, come si dice per riferirsi all’esperienza di Fontecolombo, Greccio, Poggio Bustone e la Foresta, non intende contrapporsi a “Francesco d’Assisi”, ma solo offrire un altro punto di vista che aiuti a entrare a piccoli passi dentro l’esistenza di un cristiano integrale. Camminando, infatti, ci si accorgerà che san Francesco provoca tutti a scoprire la bellezza della vita e la presenza di Dio nell’infinitamente piccolo, di cui la nostra Valle Santa è memoria e profezia.

Domenico
Vescovo di Rieti

“Shalom”, di Giuseppe Florio

Si tratta di uno strumento di formazione biblica in ordine all’evangelizzazione. Già ampiamente sperimentato, è uscito in prima edizione nel 1984 e ora riedito, dopo una revisione generale.
Frutto di esperienza fra praticanti e no, si colloca entro una concezione di comunità locale dalle porte aperte.
Richiede un luogo dove incontrarsi, l’annuncio e l’ascolto della Parola, la preghiera come revisione di vita, le verifiche o tappe del cammino. A tutti si chiede fedeltà agli appuntamenti e la capacità di scegliere un referente (laico).
I 25 moduli o incontri sono distribuiti in una introduzione sulla Parola, in 13 incontri sul Pentateuco e in 9 incontri sul Nuovo Testamento.
Una decina le “note bibliche” con la scansione di una verifica alla fine dei tre “blocchi”di incontri.
Facilità di approccio, scansione precisa, forma ampiamente verificata risaltano da queste pagine.

          P. Lorenzo Prezzi, Rivista La settimana n. 42 , EDB

 

In una versione completamente riveduta ed aggiornata, viene riproposto ai lettori e alle comunità cristiane questo efficacissimo sussidio per la formazione degli adulti, essenziale nella sua articolazione ma ricchissimo nei contenuti. Come spiega già il titolo, Giuseppe Florio – noto per lo straordinario zelo nell’evangelizzazione e nella testimonianza cristiana, sintetizzato in un impegno di studio ma anche di concreta solidarietà non comuni – non vi offre un’esegesi della Scrittura che abbia finalità culturali o intenti di studio critico o letterario. Il modello è invece quello sperimentato per la prima volta la sera di Pasqua, ad Emmaus, dagli affranti discepoli insieme al loro misterioso compagno di viaggio: è la spiegazione alla luce della Resurrezione di tutto ciò che, da Mosè ai profeti, si è riferito a Lui, al Risorto. Una spiegazione finalizzata alla crescita personale, spirituale ed umana tramite l’approfondimento dell’annuncio della salvezza, grazie a frequenti spunti di approfondimento teologico e a soste per la verifica del cammino individuale e comunitario. Una spiegazione capace di aprire gli occhi sul presente.

Il percorso di letture bibliche offerto da Florio non è sequenziale ma le raggruppa per temi. Si  sofferma anzitutto sul significato di “Parola”, aiutando a comprendere “come” Dio parla e soprattutto “perché”. Medita la figura di Abramo, di Mosè, le vicende dell’Esodo e dell’Alleanza, dell’”ascoltare” e del “fare memoria”. Poi Davide, i Salmi, Giobbe ed i Profeti, l’Esilio ed il Servo. E quindi i temi del Regno, della sequela, dello Spirito, della Chiesa e della missione. Ma il cuore pulsante di tutto questo cammino è la Pasqua, rivissuta attraverso una spiegazione scritturistica veramente affascinante e coinvolgente del Triduo Pasquale, culmine della vita cristiana.

Shalom è dunque un libro che quanti amano la Parola di Dio non dovrebbero trascurare, in un tempo in cui il proliferare delle parole umane non dice quasi più nulla di sensato, cioè capace di dare un senso ai giorni ed un orizzonte alle speranze. E amore alla Parola è desiderio di conoscerla e soprattutto di conoscerla insieme, dialogando e familiarizzando con essa, senza improvvisazioni ma con pazienza, con verifiche continue, con stimoli tratti dalla quotidianità, che Florio intreccia sapientemente alla Scrittura, in quella che Ravasi, nella sua premessa, definisce “la costante filigrana tematica e la trama testuale” di queste pagine. Shalom è perciò una dispensa utile e colma per trovare quello che Primo Mazzolari chiamava “il pane per tutte le ore”: la Parola di Dio capace di alimentare e far vivere nell’oggi.

          Tiziano Torresi, Rivista Rocca, 1 Dicembre 2015, Assisi (Segretario Nazionale MEIC)

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La marcia Perugia- Assisi nel nome dei diritti universali dell’uomo

Carta dell’Onu, la marcia Perugia- Assisi nel nome dei diritti universali dell’uomo

Dalla Conferenza di Padova parte la grande mobilitazione per il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

di MARINO BISSO

Anche la Marcia Perugia Assisi si svolgerà all’insegna dell’Anno dei diritti umani indetto dall’Onu. E sarà uno dei momenti più importanti della mobilitazione straordinaria del mondo dell’associazionismo e del volontariato e per “contrastare le violenze, guerre, terrorismo, discriminazioni e disuguaglianze che continuano a violare la dignità umana dentro e fuori il nostro paese”. Un grande chiamata alla partecipazione attiva in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che parte da Padova lunedì 4 dicembre 2017. Qui, un prete impegnato da 25 anni nell’accoglienza dei migranti, una donna garante dei diritti dei carcerati, un giornalista minacciato dalla criminalità organizzata daranno il via alla mobilitazione per i diritti. Assieme a loro ci sarà la Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, oltre trecento insegnanti, studenti, amministratori locali, giornalisti, esponenti di organizzazioni della società civile provenienti da tutt’Italia, rappresentanti del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi e della Basilica di Sant’Antonio da Padova, dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, della Commissione Europea del Ministero degli Esteri.  L’incontro è organizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e da: Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova, Comune di Padova, Scuola di Alta Formazione EIS-LUMSA, Rete Nazionale delle Scuole per la Pace, Tavola della Pace, Cipsi, Banca Etica.

LA CONFERENZA D’INAUGURAZIONE

La Conferenza di Inaugurazione si terrà presso l’Aula Magna “Galileo Galilei” dell’Università degli Studi di Padova (Palazzo del Bo) a partire dalle ore 9.30. L’incontro, intitolato “In spirito di fratellanza” e dedicato al prof. Antonio Papisca recentemente scomparso, proseguirà anche martedì 5 dicembre. Saranno due giornate particolarmente ricche di idee, riflessioni, testimonianze e proposte dedicate alla formazione e alla progettazione di nuovi percorsi educativi centrati sui diritti ma anche sulle responsabilità personali e collettive che spesso vengono trascurate. Ma sono molti gli appuntamenti che prevedono anche laboratori che si svolgeranno presso Università di Padova. Tra gli ospiti: la cantautrice Erica Boschiero, Marco Mascia, Francesca Benciolini, Aluisi Tosolini, Flavio Lotti, don Pierluigi Di Piazza, Gabriella Stramaccioni, Paolo Borrometi, Giuseppe Giulietti, Loredana Panariti, Beatrice Covassi, Jean Fabre, padre Egidio Canil, Rosario Rizzuto, Fabrizio Petri, Gianni Magazzeni, Valeria Fedeli, Gianni Magazzeni, Jean Fabre, Elisa Marincola, Paolo Sciascia, Monia Andreani, Marco Piccolo, don Albino Bizzotto, Lisa Clark, Vittorio di Trapani, Francesco Cavalli, Guido Barbera, Rosario Lembo, Piero Piraccini, Roberto De Vogli, Gianni Magazzeni, Fabrizio Petri, Andrea Cofelice, Pietro de Perini, Claudia Pividori, Sergio Giordani, Italo Fiorin, Luciano Corradini. Le due giornate serviranno anche a lanciare un appello per far crescere il Comitato Nazionale per il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani  e la prossima marcia Perugia-Assisi che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018.

L’APPELLO

“ In spirito di fratellanza” è lo slogan dell’appello per lanciare l’adesione al Comitato Nazionale per il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. “Basta stragi di vite, dignità e diritti. E’ venuto il tempo di riprendere in mano la bussola dei diritti umani e fare i conti con le nostre responsabilità. Non c’è pace senza diritti. Non ci sono diritti senza responsabilità. Di fronte a quello che sta succedendo nel mondo non bastano più le denunce: serve una nuova e più ampia assunzione di responsabilità. Responsabilità contro l’indifferenza. Responsabilità contro l’ipocrisia. Responsabilità contro la rassegnazione. In un tempo segnato da tanto orrore e dall’arbitrio dei più forti, dobbiamo riprendere in mano la bussola dei diritti umani e riaffermare con forza quanto sta scritto nella Carta comune dell’umanità: “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. “Con questo spirito, alla vigilia del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, diciamo basta all’egoismo, alla guerra e alla competizione. Se davvero vogliamo mettere fine alla violenza e alle stragi continue di vite umane, dignità e diritti, se davvero vogliamo scongiurare un’ulteriore compressione degli spazi di libertà, democrazia e diritti e risolvere le crisi epocali che incombono dobbiamo adoperare la nostra intelligenza, la nostra creatività, il nostro tempo e le nostre risorse per prenderci cura gli uni degli altri, ripensare il nostro modo di vivere assieme, proteggere la nostra casa comune e realizzare tutti i diritti umani per tutti. Dobbiamo accrescere la consapevolezza delle responsabilità che condividiamo. Non basta rivendicare i diritti: dobbiamo fare i conti con le nostre responsabilità. Gli esempi positivi non mancano. Dobbiamo illuminarli, seguirli, moltiplicarli. Serve un nuovo coraggio civico e politico. Occorre diffondere una nuova cultura politica nonviolenta dei diritti umani. Dobbiamo educarci ed educare in modo sempre più efficace alla pace, ai diritti umani e alla cittadinanza glocale responsabile. Abbiamo bisogno di una visione e una mobilitazione comune, di iniziative e azioni comuni. Abbiamo bisogno di donne e uomini di pace che agiscono in spirito di fratellanza”.

IL COMITATO

Sono cinque gli obiettivi del Comitato Nazionale per il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. “Sviluppare un’azione straordinaria di educazione, formazione, informazione e impegno per i diritti umani sollecitando una più ampia assunzione di responsabilità di ogni persona e istituzione, delle scuole e dell’università, degli enti locali e regionali, dei media, delle associazioni, del mondo della cultura, del governo e del Parlamento; promuovere l’impegno, il protagonismo, la creatività e i comportamenti dei giovani in difesa e per la realizzazione dei diritti umani anche in relazione allo sviluppo delle competenze sociali e civiche necessarie per affrontare le sfide del nostro tempo; promuovere l’impegno dei giornalisti, del mondo dell’informazione e, in particolare, del servizio pubblico radiotelevisivo RAI nella difesa e promozione di “tutti i diritti umani per tutti”; promuovere l’impegno degli Enti Locali e delle Regioni per l’attuazione dell’agenda politica locale dei diritti umani favorendo il coinvolgimento dei cittadini e rilanciando la diplomazia delle città; promuovere l’impegno dell’Italia e dell’Unione Europea nella realizzazione dell’agenda politica dei diritti umani. E sono tantissime le prime adesioni ad essere arrivate in pochi giorni: Tavola della Pace, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Centro Diritti Umani dell’Università di Padova, FNSI, Cipsi, Articolo 21, Libera, Gruppo Abele, Rete della PerugiAssisi, Centro di Accoglienza Ernesto Balducci di Zugliano, Greenpeace Italia, Associazione Antigone, Comitato italiano Contratto Mondiale sull’acqua, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, Fondazione don Tonino Bello, Emmaus Italia, Unimondo, Rete Nobavaglio pressing

LA PERUGIA-ASSISI

E’ Flavio Lotti ad anticipare le parole d’ordine della prossima marcia della pace che si svolgerà il 7 ottobre 2018. “Persone torturate, vendute come schiavi in Libia e in tanti altri paesi, donne violentate e uccise in famiglia, giovani che non trovano il lavoro, uomini che lo perdono, famiglie che non trovano casa, persone che non riescono a curarsi, giornalisti perseguitati dalle mafie e dalla criminalità, migranti che muoiono nel deserto e in mare. Non possiamo restare ancora in silenzio – non si stanca di ripeterlo Lotti, Coordinatore della Tavola della pace e del Comitato Nazionale per il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani – I diritti umani sono il nome nuovo della pace e la Dichiarazione Universale dei diritti umani è la Carta che, dopo una terribile serie di carneficine, ha messo l’umanità sulla via della pace. Per i cinici e rassegnati è solo un elenco di buone intenzioni. Per noi, e per la legge internazionale, è la bussola che ci aiuterà ad uscire dalla grave crisi in cui siamo stati sospinti e a ritrovare la strada verso un futuro migliore per tutti”.  E ancora: “Osiamo la fraternità. Facciamo crescere l’economia della fraternità. Educhiamoci alla pace. Fermiamo le guerre. Realizziamo gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e gli Accordi di Parigi sul clima. Costruiamo una politica nuova, un’Italia e un’Europa solidale. Scegliamo la nonviolenza. Scopriamo insieme l’importanza e la bellezza della cura. Assumiamoci la responsabilità di proteggere. Difendiamo la società aperta e poi, incontriamoci domenica 7 ottobre 2018 lungo la strada che da Perugia porta ad Assisi. Ciascuno porti un segno del proprio impegno, un’idea, una proposta da condividere nel nome della pace e della fraternità”.

Fonte: Repubblica.it

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Prendersi cura è un atto creativo

di Tiziana Bonora*

Troppe persone deambulano sul globo terracqueo stupide, distratte, senza conoscere totalmente se stesse, la propria storia e quella collettiva, senza alcuna visione mistico-politica, direbbero in America Latina. Difficilmente costoro sanno prendersi cura degli altri, dei beni comuni e collettivi, dei luoghi in cui si trovano, degli oggetti che utilizzano, occasionalmente, per lavorarci o per viverci Non vedono, non osservano, non godono pienamente né di un buon cibo, né di un paesaggio, né di un profumo, né di un incontro. Poche, troppo poche sono le persone che si prendono veramente cura di un luogo, di un oggetto, di un fiore, di una stanza, di un’aiuola, di un albero, di un animale … del nostro prossimo, che da sempre però ci dicono di amare come noi stessi.

Cura, sostantivo femminile. Arte, non solo prassi. Molto, molto interessante, poiché nella definizione di arte troviamo un intero universo di significati che non potremmo definire o esprimere altrimenti. Il prendersi cura è un atto creativo, un gesto che modifica l’esistente generando bellezza. È un atto rivoluzionario che modifica lo scorrere grigio e freddo delle cose con il calore e il colore dell’attenzione, della tenerezza, dell’amore. Come l’arte, la cura è un bisogno pienamente umano, originale, inciso nella storia e nello spazio di ogni quotidianità.

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La Madre Terra, le nostre case, ogni luogo in cui si pratica l’arte della cura, dovrebbero essere luoghi di protezione accoglienti, aperti, ospitali, belli, armonici. Luoghi di pace in cui la presenza e la cura di tutti e di ognuno rende più forti, più capaci di affrontare le paure, le gabbie, il disagio, le fragilità; più capaci di“amorizzare il mondo” – direbbe Arturo Paoli – a partire dalla bellezza e dalle piccole cose.

Ospiti e forestieri: l’esperienza della transitorietà che è anche leggerezza, umiltà, solidarietà con chi c’era prima, con chi ha pulito, chi ripulirà e con chi arriverà dopo. Giustizia e delicato rispetto che si leggono e si traducono in gesti concreti: raccogliere una cartaccia in terra, togliere una foglia secca da un fiore, pulire e riordinare una stanza o un letto appena usato, svuotare un posacenere o un sacco pieno di immondizia, spegnere una luce in più, sostituire un rotolo di carta igienica finito … incipiente risveglio alla consapevolezza dell’esserci.

La cura non è un optional nel cammino spirituale, si esprime in gesti, in delicata attenzione per tutti e tutto, in una lettura minuziosa e rispettosa di ogni persona e di ogni luogo pulito e ordinato, fragile pezzo di universo tutto da vivere, che è lì per noi .
Scrive Simone Weil:

“Ogni volta che facciamo veramente attenzione distruggiamo una parte di male che è in noi stessi”.

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Oggi ancora vivo la Comunità come luogo di cura reciproca, cura dei luoghi e laboratorio vivo e concreto di valori, con parole e prassi di inizio, capaci di costruire speranza e profezia, una società di donne e uomini fondata sulla comprensione, la cooperazione, la parità e la condivisione.

Le nostre comunità, le nostre città … luoghi in cui tutti noi, ogni giorno, sperimentiamo il gusto amaro del fallimento, della deriva etica, educativa e pedagogica. Ogni persona che oltrepassa la soglia delle nostra comunità dovrebbe sentirsi a casa propria, essere riconosciuta come unica e speciale. Così come ogni persona che oltrepassa la soglia della nostra comunità è chiamata a prendersi cura del luogo che la ospita, la accoglie, la circonda, la culla, la protegge.

Un caro amico e monaco camaldolese, mi invitava a osservare con attenzione la forma di una vecchia chitarra. È fatta con maestria, possiede un corpo ligneo con uno spazio interno e vasto che rimane invisibile agli occhi, la cassa armonica o cassa di risonanza: è uno spazio ospitante, perfetto e permeabile che si lascia attraversare dal flusso dell’energia sonora, accoglie la vibrazione di ogni corda e gli permette di espandersi, uscire e incantare a distanza. Ermes Ronchi descriverebbe ancor più poeticamente il concetto che vorrei trasmettere, con i seguenti versi tratti da “Servi inutili”.

Signore, tuoi servi sono i gigli del campo, servi della bellezza,
tuoi servi gli uccelli dell’aria, simboli di libertà e di gioia,
Fammi servo libero e inutile come loro
Come il fiore che nel folto del bosco fiorisce
anche se nessuno lo vedrà mai,
come l’usignolo che canta a mezzanotte
anche se nessuno aprirà la finestra ad ascoltarlo.

 

* Impegnata nel commercio equo e solidale e e con l’ong Progetto Continenti, Tiziana Bonora vive a Savona e fa parte del Comitato etico di Banca Etica

Articolo tratto da https://comune-info.net/2016/02/la-cura/

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