Il caffè etiope non si prende al volo – Diarionomade.it – 9 maggio 2016

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Un caffè al volo? Al bancone del bar, in piedi, prima di correre a qualche appuntamento, prima di andare a lezione o chiudersi in ufficio. Il caffè delle macchinette, un po’ annacquato. Il caffè espresso che ti viene portato al tavolino in una bella tazzina decorata che spesso neppure noti… Un caffè al volo per una società in corsa.

Poi arrivi in Etiopia, dove il caffè, come la vita, ha tutto un altro ritmo. E’ un rito, un momento conviviale che capita in qualsiasi momento della giornata e “ruba” almeno mezzora del nostro tempo. Forse quella mezzora ce la fa riscoprire nella bellezza di una pausa, di un respiro tra le attività, in quel clima di condivisione che rende gli etiopi un popolo accogliente.

Il rito inizia con la tostatura dei chicchi di caffè su carboni ardenti, mentre intorno se ne spande l’aroma. La tostatura viene curata dalle ragazze di casa, mentre la madre di famiglia si occupa di come accompagnare il caffè, che qui non si sorseggia senza mangiare qualcosa. Posto che vai, companatico che trovi: injera con shiro, popcorn o pane e miele…

Quando i chicchi di colore ambrato diventano tutti neri, inizia la seconda fase: si mette l’acqua a bollire in una caffettiera di terracotta scura e ai carboni ardenti si aggiunge l’incenso. Quindi è il momento di pestare i chicchi tostati in un piccolo mortaio di legno.

Intontiti e avvolti da profumi intensi, si chiacchiera con chi c’è attorno al tavolino, su un pavimento polveroso di nuda terra. Si gioca con i bambini o soltanto ci si gode lentamente questa pausa dal “fare”.

Quando l’acqua bolle, la polvere di caffè viene aggiunta nella caffettiera in quantità: l’infuso denso e scuro viene poi versato nelle tipiche tazzine senza manico, e servito ai presenti. In diversi paesi, specie al nord, viene aggiunto nella tazzina un rametto di “health of Adam”, piantina profumata che rende il sapore davvero unico.

Tutto il rito si consuma solitamente per terra, su un tappeto di lunghe foglie verdi di citronella su cui vengono sparsi fiori colorati. Un piccolo vassoio con le tazzine in attesa, e accanto il braciere. Si entra protagonisti in un quadro, uno scorcio di vita semplice cui non si può né si vuole mancare. Perché quando pensiamo di non avere abbastanza tempo, di non poterci sottrarre alle “cose importanti da fare”, proprio allora è essenziale obbligarsi ad una pausa per “essere”, ed essere – come insegna la piccola Momo di Ende – nell’umanità della relazione.

 

Articolo originale: http://diarionomade.it/2016/05/caffe-etiope-non-si-prende-al-volo/

 

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