Diario di viaggio dal Myanmar (prima parte)

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“Questa è la Birmania e sarà diversa da ogni altra terra che tu possa aver conosciuto” (Lettere dall’Est – R. Kipling)

Sono ormai due anni che come Ufficio Progetti mi reco in Myanmar e, grazie a queste missioni, ho anche raccolto materiale, conosciuto persone e vissuto esperienze che condividerò con voi.

Le mie missioni hanno avuto come scopo il monitoraggio del progetto denominato “SESAMUM – Sviluppo Economico sostenibile dell’agricoltura di Magway – Unione del Myanmar”, operativo dal 2015, con una durata di tre anni, e finanziato in parte dal Ministero degli Affari Esteri.
L’obiettivo del progetto è quello di ridurre la povertà e la vulnerabilità alimentare dei piccoli contadini e dei contadini senza terra in 12 villaggi delle province di Taungtwingyi e Magway nella Dry Zone. Come raggiungere questo obiettivo? Puntando sulla coltivazione del sesamo e sul rafforzamento della sua filiera produttiva.
Il sesamo è ricco di nutrienti e i prodotti da questo derivati sono ad alto valore aggiunto, di facile produzione e hanno un mercato in forte crescita, sia a livello mondiale che locale.
Per rafforzare la produzione del sesamo si stanno affrontando diverse attività volte a: garantire accesso all’acqua attraverso la creazione di infrastrutture irrigue ecosostenibili, date in gestione a comitati locali delle comunità di intervento; formare i contadini in buone pratiche agricole, come l’uso di concimi naturali; costituire associazioni di base, raggruppate per villaggio o per gruppo di villaggi, con priorità a nuclei familiari a guida femminile, per la gestione sia delle infrastrutture irrigue che per la produzione di sesamo.

Durante la visita nei diversi villaggi beneficiari ho potuto realmente capire come sia importante offrire a queste famiglie dei beni minimi e imprescindibili che noi più fortunati riteniamo scontati, tra questi l’acqua e la conoscenza.
Creare bacini di raccolta dell’acqua piovana, canali di irrigazione, mini dighe permette loro di coltivare alimenti diversi tutto l’anno e quindi di avere sempre disponibilità di cibo svincolandosi dall’acquisto continuativo di derrate alimentari integrative.
La conoscenza e la formazione sono altrettanto basilari per far capire come sfruttare al meglio quel poco che c’è e creare da quel poco qualcosa con grande potenzialità.
E’ così che si è voluto fortemente istituire una associazione di agricoltori, composta dai rappresentanti dei diversi villaggi beneficiari, che avrà il compito di gestire il nuovo impianto di trasformazione del sesamo, in procinto di essere costruito. In questo impianto verranno selezionati i semi di sesamo migliori, che saranno venduti sul mercato locale, e verranno avviate le produzioni, finalizzate anch’esse alla vendita, di olio e Tahini (una pasta preparata con i semi di sesamo, tostati e triturati).

Se è vero che l’unione fa la forza, l’unione di tanti villaggi darà la possibilità di “far sentire la propria voce”, così da accedere al mercato richiedendo un prezzo equilibrato e corrispondente alla fatica e al tempo impiegato per la coltivazione del sesamo.
In questo quadro, la nuova associazione di agricoltori avrà l’importante compito di guidare lo stabilimento verso una crescente produttività e di operare per il bene di tutta la comunità che ha investito speranze e impegno in questa nuova opportunità di reddito.
Per il momento metto in pausa il mio racconto, e nella prossima newsletter vi racconterò della fondazione di questa nuova associazione di agricoltori birmani riportando anche l’intervista con il loro neo-eletto Presidente.

Cristina Salamone (Ufficio Progetti Rendicontazione) – Aprile 2017

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