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Il Decreto Salvini spiegato in parole semplici

IL  “DECRETO SALVINI” SPIEGATO IN PAROLE SEMPLICI

(da Marcella Cometti, Socia di Progetto Continenti e che da tempo lavora in questo specifico campo)

Con L.132/2018 il c.d. Decreto Salvini è stato convertito in Legge. E dunque? I disastrosi effetti di questo intervento normativo quali sono? Quali saranno? Le nostre vite cambieranno? Dobbiamo reagire? E se sì, perché?

Perché questa nuova legge ha effetti devastanti non “solo” sui migranti ma anche -e soprattutto- sul nostro senso di responsabilità collettiva rispetto al  fenomeno migratorio.

Il senso di responsabilità collettiva a cui mi riferisco è formato da questo movimento che vedo e percepisco ogni giorno, che si trova – purtroppo – ancora appena sotto la superficie visibile ai più; è quell’insieme di menti frammentate e divise, che non hanno la forza di unirsi in un’unica rivolta.

Il senso di responsabilità collettiva consiste nella volontà di non ignorare, di interrogarsi, studiare e ritornare a scoprire il sentimento della curiosità per l’Altro; consiste nel riscoprire l’importanza di un’assemblea e di una lotta comune per il riconoscimento di diritti dell’Altro.

E perché mai dovremmo lottare per diritti che tutelano qualcun altro e non noi, la nostra proprietà privata, la nostra sanità e il nostro lavoro?

Facciamo un passo indietro:

Lo SPRAR, che il D.L. Salvini si pone l’obbiettivo di smantellare, è un sistema di accoglienza diffusa che non comprende la mera distribuzione di vitto e alloggio, ma punta ad una reale e concreta integrazione1 dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione internazionale e umanitaria, nella consapevolezza che solo attraverso l’inclusione si può costruire una società giusta, inclusiva e veramente sicura per tutti, italiani e stranieri.

E quindi nello SPRAR vengono forniti servizi da parte di operatori sociali ed educatori, ma anche da consulenti legali, operatori notturni, mediatori, assistenti sociali, psicologi, antropologi.

Il  sistema  SPRAR rischia completamente di scomparire a causa delle politiche dell’attuale governo; il sistema – che presentava comunque importanti criticità – viene ripensato attraverso due azioni deliberate di violazione dei diritti umani fondamentali

1)Elimina per i richiedenti asilo la possibilità di ottenere dalla Commissione Territoriale per la protezione internazionale anche la protezione umanitaria, quella protezione che veniva data per motivi umanitari e che è direttamente figlia dell’art. 10 della Costituzione che garantisce il diritto di asilo a chi non può esercitare le libertà democratiche garantite dalla nostra Costituzione nel proprio paese.

A questa tipologia di protezione corrispondeva un permesso di soggiorno di 2 anni, rinnovabile.

Nel 2017 sono state accolte dalle Commissioni Territoriali per la protezione internazionale il 42% delle domande2; di questo 42%, il 25% corrispondeva al riconoscimento della protezione umanitaria3.

Un semplice dato per capire che, l’abolizione della protezione umanitaria –contrariamente a quanto propagandato dall’attuale Governo- porterà ad un maggiore tasso di irregolarità e marginalità sociale e, conseguentemente, ad un innalzamento del fenomeno criminale (necessario per assicurarsi un’altra vittoria alle prossime elezioni).

Questo non solo perché meno persone avranno possibilità di regolarizzarsi e molti migranti non avranno più modo di ‘mantenersi regolari’, ma anche perché le ricerche rivelano che la regolarità abbatte il tasso di criminalità tra gli stranieri: come emerge dalla ricerca dall’economista Paolo Pinotti  (Università Bocconi pubblicata su American Economic Review, Gennaio 2017) , gli stranieri in possesso di permesso di soggiorno hanno percentuali di criminalità in linea con gli italiani, mentre crescono drasticamente tra chi è senza permesso.

2)Impedisce l’ingresso nello SPRAR ai richiedenti asilo che potranno essere ospitati soltanto in grossi centri a basso costo in cui le persone verranno ammassate con servizi ridotti all’osso, un costo così basso che a malapena potranno essere erogati i servizi volti a soddisfare solo i bisogni primari.

Nessuna realtà che fa buona accoglienza, garantendo sia i servizi, sia una corretta retribuzione e rispetto per i lavoratori – ripeto- nessuna realtà che in questi anni ha portato avanti progetti innovativi e di successo potrà permettersi di partecipare a causa dei finanziamenti insufficienti a coprire i costi del lavoro. È un conto che possiamo fare, perché la riduzione delle risorse è già prevista, ad esempio, per i nuovi bandi in capo alle Prefetture per la gestione dei CAS (Centri Accoglienza Straordinaria) Stando alle attuali indicazioni del Ministero dell’Interno, che prevedono cifre attorno ai 20 euro giornalieri, assisteremo al ritiro dalle gare e dai progetti di alcune aziende più virtuose e si apre la strada a violazioni contrattuali certe.

Concludo con la speranza che queste pagine vengano lette non solo da chi la pensa come me, ma anche da chi prova indifferenza davanti a corpi galleggianti nel Mediterraneo, da chi sta con il cuore in pace se i porti sono chiusi, da chi preferisce che vivano in un centro di detenzione in Libia piuttosto che arrivino in Italia, da chi crede davvero che scompariranno tutti, chiusi nei Centri di Permanenza per i Rimpatri; spero che vengano lette da chi crede che ora potrà stare al sicuro, da chi crede che la sofferenza di queste persone verrà relegata e ghettizzata nelle periferie, che starà silente e nascosta.

La fame e la povertà, gli occhi vuoti e la malattia, la criminalità saranno invece sotto gli occhi di tutti. Nulla verrà nascosto, i migranti non saranno rimpatriati né i posti saranno sufficienti per contenerli  nei CPR (Centri Permanenza Rimpatri). Non avranno nulla da fare, la loro dignità deve essere annientata, l’attesa vuota raccolta tra mura di un Centro di Accoglienza Straordinaria dove la relazione con chi ci lavora non può esistere, perché non vi sarà il tempo per farla crescere.

Non potrete dormire sonni tranquilli perché il governo si deve assicurare un altro mandato, cari italiani.

La tensione  promossa dalla Lega  tra le “paure” degli italiani e l’isolamento degli immigrati,  sarà sempre più fomentata, la polarizzazione  sociale  sempre più voluta ed intensificata.

Termino con un invito ad una sana e legittima  ribellione. Ribellarsi al Decreto Salvini,  ribellarsi ai ‘credo’ di questo governo, è doveroso; ed ognuno di noi lo deve fare con le proprie più intime modalità di resistenza.

Il vecchio mondo sta morendo.

Quello nuovo tarda a comparire.

E in questo chiaroscuro nascono i mostri.

Antonio Gramsci

1 Integrazione intesa come “processo biunivoco che si fonda sulla presenza di reciproci diritti e, conseguentemente, obblighi per i cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente e per la società ospitante che offre una piena partecipazione al migrante”

2 Organo competente a vagliare la domanda di protezione internazionale presentata dai richiedenti asilo

3 Dipartimento libertà civili e immigrazione, 2018 – http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/statistica/i-numeri-dellasilo

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L’infanzia perduta per oltre un miliardo di bambini

«Povertà, discriminazione, conflitti espongono un miliardo e duecentomila bambini nel mondo al rischio di una prematura fine dell’infanzia». È la cifra, brutale, messa nero su bianco, nel nuovo report di Save the Children sullo stato di “salute” dei minori nel mondo: End of Childhood 2018 – The many faces of exclusion. «Perché sono nati poveri, perché sono femmine, perché crescono in una zona di guerra». Questi sono alcuni dei motivi per cui più della metà dei bambini vengono ancora oggi derubati dell’infanzia, dice David Wright, direttore regionale Save the Children.

E poi c’è il lavoro minorile,, l’emigrazione forzata, i matrimoni “pedofili” (altro non sono i matrimoni forzati con adulti cui vengono costrette ragazzine in età prepuberale, ndr). Tutte infanzie perdute. Almeno 134 milioni di bambini, soprattutto in Africa e Asia, sono costretti a lavorare. Erano 168 mln nel giugno del 2017 secondo le Nazioni Unite.

Stima Save the children che nel 2030 saranno 150 milioni le ragazze che si sposeranno prima di compiere 18 anni. E questo accadrà in America latina come nell’Africa subsahariana. E precisa che dei 28 milioni di minori costretti ad abbandonare la loro casa, 10 sono rifugiati secondo i criteri Onu. Anche la fine di una guerra, però, non vuol dire inizio di una vita migliore. A Mosul, in Iraq, per esempio, molti bambini in questo momento stanno ancora “combattendo” con i traumi del conflitto e la povertà che li circonda, in una città la cui ricostruzione richiederà anni.

«Per quello che sono, per i posti in cui vivono, questi bambini sono privati delle loro infanzie e del loro potenziale futuro», si legge nel report. La situazione globale è nel complesso migliorata, ma molto lentamente e Save the children lo ricorda proprio in vista della Giornata internazionale dell’infanzia e dell’adolescenza che si celebra il primo giugno. Segnali di miglioramento sono stati percepiti nel 51% dei Paesi subsahariani, e nel 47% del Medio Oriente e Nord Africa. In 95 dei 175 Paesi analizzati le condizioni di vita e di crescita dei minori sono migliorate, ma in altre 40 nazioni sono invece peggiorate: si soffre o si muore durante la minore età per malnutrizione, mancanza di educazione, maternità forzata.

Alla voce “la fine dell’infanzia”, la maglia nera del report va a Niger, Mali, Repubblica Centro Africana, Chad, Sud Sudan, Somalia, Nigeria, Guinea, Sierra Leone. Sul podio troviamo Norvegia e Svezia, ma arrivano anche Singapore e Slovenia.

«Paesi con simili livelli di reddito raggiungono risultati diversi» osserva Helle Thorning Schidt, ex premier danese, ora a capo di Save the Children. «Questo dimostra che sono politica, finanziamenti e impegno a fare una differenza critica».

«Nonostante le enormi capacità economiche, militari, tecnologiche», scrive Save the Children, anche Stati Uniti, Russia e Cina, tra le più grandi potenze al mondo, dimenticano di incentivare le politiche per migliorare le condizioni infantili. Gli Usa sono solo al 36esimo posto su 175 Paesi monitorati, tra Russia e Bielorussia: «I bambini negli Stati Uniti sono vittime di estrema violenza, il tasso di omicidi è comparabile a quello di Yemen, Afghanistan, Nord Corea, Filippine. Negli Usa sei milioni di bambini vivono in povertà estrema» scrive il Time.

Articolo di Left 31/05/2018

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“Camminando con Francesco” di Giuseppe Florio

Novità!

Editore: Diocesi di Rieti (gennaio 2018)
Memoria e profezia dalla Valle Santa

 

Introduzione

Camminare è diventato ai nostri giorni un’esigenza fisica, ma ancor più un bisogno del cuore per contrastare un mondo che va sempre più veloce, ma dentro il proprio loculo informatico. Giuseppe Florio, al contrario, ha percorso a piedi in lungo e in largo la Valle Santa e con la sua sensibilità di fine interprete della Bibbia qual è ci restituisce un’immagine per nulla scontata di san Francesco. Come capita ai grandi della storia, anche il Poverello ha subito nel tempo riletture accomodanti che ne hanno addomesticato il carisma, proiettandone un’immagine sfuocata che rischia di far perdere il fuoco della sua testimonianza. Camminando con l’Autore abbiamo l’occasione di scoprire un “volto altro” rispetto all’immaginario collettivo che ne ha fatto una figura eterea, un po’ stravagante, all’occorrenza ambientalista. In ogni caso, un esempio irraggiungibile da ammirare stando fermi più che da imitare seguendone le tracce.
In realtà, il fascino di san Francesco sta nel rimandare a Colui che ha cambiato la sua vita e nella sua perfetta adesione al Vangelo, che è la strada maestra dell’umanizzazione del singolo e della società. Il punto è che bisogna tornare ad abbeverarsi alle acque fresche della sua esperienza. E proprio questo riesce a comunicare questo libro che diventa una mappa ben documentata e sempre intrigante della vita di Francesco e della nostra vita di oggi.
“Francesco da Rieti”, come si dice per riferirsi all’esperienza di Fontecolombo, Greccio, Poggio Bustone e la Foresta, non intende contrapporsi a “Francesco d’Assisi”, ma solo offrire un altro punto di vista che aiuti a entrare a piccoli passi dentro l’esistenza di un cristiano integrale. Camminando, infatti, ci si accorgerà che san Francesco provoca tutti a scoprire la bellezza della vita e la presenza di Dio nell’infinitamente piccolo, di cui la nostra Valle Santa è memoria e profezia.

Domenico
Vescovo di Rieti

“Shalom”, di Giuseppe Florio

 

Si tratta di uno strumento di formazione biblica in ordine all’evangelizzazione. Già ampiamente sperimentato, è uscito in prima edizione nel 1984 e ora riedito, dopo una revisione generale.
Frutto di esperienza fra praticanti e no, si colloca entro una concezione di comunità locale dalle porte aperte.
Richiede un luogo dove incontrarsi, l’annuncio e l’ascolto della Parola, la preghiera come revisione di vita, le verifiche o tappe del cammino. A tutti si chiede fedeltà agli appuntamenti e la capacità di scegliere un referente (laico).
I 25 moduli o incontri sono distribuiti in una introduzione sulla Parola, in 13 incontri sul Pentateuco e in 9 incontri sul Nuovo Testamento.
Una decina le “note bibliche” con la scansione di una verifica alla fine dei tre “blocchi”di incontri.
Facilità di approccio, scansione precisa, forma ampiamente verificata risaltano da queste pagine.

          P. Lorenzo Prezzi, Rivista La settimana n. 42 , EDB

 

In una versione completamente riveduta ed aggiornata, viene riproposto ai lettori e alle comunità cristiane questo efficacissimo sussidio per la formazione degli adulti, essenziale nella sua articolazione ma ricchissimo nei contenuti. Come spiega già il titolo, Giuseppe Florio – noto per lo straordinario zelo nell’evangelizzazione e nella testimonianza cristiana, sintetizzato in un impegno di studio ma anche di concreta solidarietà non comuni – non vi offre un’esegesi della Scrittura che abbia finalità culturali o intenti di studio critico o letterario. Il modello è invece quello sperimentato per la prima volta la sera di Pasqua, ad Emmaus, dagli affranti discepoli insieme al loro misterioso compagno di viaggio: è la spiegazione alla luce della Resurrezione di tutto ciò che, da Mosè ai profeti, si è riferito a Lui, al Risorto. Una spiegazione finalizzata alla crescita personale, spirituale ed umana tramite l’approfondimento dell’annuncio della salvezza, grazie a frequenti spunti di approfondimento teologico e a soste per la verifica del cammino individuale e comunitario. Una spiegazione capace di aprire gli occhi sul presente.

Il percorso di letture bibliche offerto da Florio non è sequenziale ma le raggruppa per temi. Si  sofferma anzitutto sul significato di “Parola”, aiutando a comprendere “come” Dio parla e soprattutto “perché”. Medita la figura di Abramo, di Mosè, le vicende dell’Esodo e dell’Alleanza, dell’”ascoltare” e del “fare memoria”. Poi Davide, i Salmi, Giobbe ed i Profeti, l’Esilio ed il Servo. E quindi i temi del Regno, della sequela, dello Spirito, della Chiesa e della missione. Ma il cuore pulsante di tutto questo cammino è la Pasqua, rivissuta attraverso una spiegazione scritturistica veramente affascinante e coinvolgente del Triduo Pasquale, culmine della vita cristiana.

Shalom è dunque un libro che quanti amano la Parola di Dio non dovrebbero trascurare, in un tempo in cui il proliferare delle parole umane non dice quasi più nulla di sensato, cioè capace di dare un senso ai giorni ed un orizzonte alle speranze. E amore alla Parola è desiderio di conoscerla e soprattutto di conoscerla insieme, dialogando e familiarizzando con essa, senza improvvisazioni ma con pazienza, con verifiche continue, con stimoli tratti dalla quotidianità, che Florio intreccia sapientemente alla Scrittura, in quella che Ravasi, nella sua premessa, definisce “la costante filigrana tematica e la trama testuale” di queste pagine. Shalom è perciò una dispensa utile e colma per trovare quello che Primo Mazzolari chiamava “il pane per tutte le ore”: la Parola di Dio capace di alimentare e far vivere nell’oggi.

          Tiziano Torresi, Rivista Rocca, 1 Dicembre 2015, Assisi (Segretario Nazionale MEIC)

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