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Lettera del sindaco di Riace: “Abbiate il coraggio di restare soli”

“Abbiate il coraggio di restare soli”

La lettera del sindaco, letta FC ieri in piazza a Riace.

È inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non solo per i saluti formali ma per qualcosa di più, per parlare senza necessità e obblighi di dover scrivere, per avvertire quella sensazione di spontaneità, per sentire l’emozione che le parole producono dall’anima, infine per ringraziarvi uno a uno, a tutti, per un abbraccio collettivo forte, con tutto l’affetto di cui gli esseri umani sono capaci.

A voi tutti che siete un popolo in viaggio verso un sogno di umanità, verso un immaginario luogo di giustizia, mettendo da parte ognuno i propri impegni quotidiani e sfidare anche l’inclemenza del tempo. Vi dico grazie.

Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste.

Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione.

Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia.

La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere.

Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio.

Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato. Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno.

Vorrei però a dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà.

Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale.

Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali.

Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza.

Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie.

Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne.

Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci.

Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.

Mimmo Lucano

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Il Decreto Salvini spiegato in parole semplici

IL  “DECRETO SALVINI” SPIEGATO IN PAROLE SEMPLICI

(da Marcella Cometti, Socia di Progetto Continenti e che da tempo lavora in questo specifico campo)

Con L.132/2018 il c.d. Decreto Salvini è stato convertito in Legge. E dunque? I disastrosi effetti di questo intervento normativo quali sono? Quali saranno? Le nostre vite cambieranno? Dobbiamo reagire? E se sì, perché?

Perché questa nuova legge ha effetti devastanti non “solo” sui migranti ma anche -e soprattutto- sul nostro senso di responsabilità collettiva rispetto al  fenomeno migratorio.

Il senso di responsabilità collettiva a cui mi riferisco è formato da questo movimento che vedo e percepisco ogni giorno, che si trova – purtroppo – ancora appena sotto la superficie visibile ai più; è quell’insieme di menti frammentate e divise, che non hanno la forza di unirsi in un’unica rivolta.

Il senso di responsabilità collettiva consiste nella volontà di non ignorare, di interrogarsi, studiare e ritornare a scoprire il sentimento della curiosità per l’Altro; consiste nel riscoprire l’importanza di un’assemblea e di una lotta comune per il riconoscimento di diritti dell’Altro.

E perché mai dovremmo lottare per diritti che tutelano qualcun altro e non noi, la nostra proprietà privata, la nostra sanità e il nostro lavoro?

Facciamo un passo indietro:

Lo SPRAR, che il D.L. Salvini si pone l’obbiettivo di smantellare, è un sistema di accoglienza diffusa che non comprende la mera distribuzione di vitto e alloggio, ma punta ad una reale e concreta integrazione1 dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione internazionale e umanitaria, nella consapevolezza che solo attraverso l’inclusione si può costruire una società giusta, inclusiva e veramente sicura per tutti, italiani e stranieri.

E quindi nello SPRAR vengono forniti servizi da parte di operatori sociali ed educatori, ma anche da consulenti legali, operatori notturni, mediatori, assistenti sociali, psicologi, antropologi.

Il  sistema  SPRAR rischia completamente di scomparire a causa delle politiche dell’attuale governo; il sistema – che presentava comunque importanti criticità – viene ripensato attraverso due azioni deliberate di violazione dei diritti umani fondamentali

1)Elimina per i richiedenti asilo la possibilità di ottenere dalla Commissione Territoriale per la protezione internazionale anche la protezione umanitaria, quella protezione che veniva data per motivi umanitari e che è direttamente figlia dell’art. 10 della Costituzione che garantisce il diritto di asilo a chi non può esercitare le libertà democratiche garantite dalla nostra Costituzione nel proprio paese.

A questa tipologia di protezione corrispondeva un permesso di soggiorno di 2 anni, rinnovabile.

Nel 2017 sono state accolte dalle Commissioni Territoriali per la protezione internazionale il 42% delle domande2; di questo 42%, il 25% corrispondeva al riconoscimento della protezione umanitaria3.

Un semplice dato per capire che, l’abolizione della protezione umanitaria –contrariamente a quanto propagandato dall’attuale Governo- porterà ad un maggiore tasso di irregolarità e marginalità sociale e, conseguentemente, ad un innalzamento del fenomeno criminale (necessario per assicurarsi un’altra vittoria alle prossime elezioni).

Questo non solo perché meno persone avranno possibilità di regolarizzarsi e molti migranti non avranno più modo di ‘mantenersi regolari’, ma anche perché le ricerche rivelano che la regolarità abbatte il tasso di criminalità tra gli stranieri: come emerge dalla ricerca dall’economista Paolo Pinotti  (Università Bocconi pubblicata su American Economic Review, Gennaio 2017) , gli stranieri in possesso di permesso di soggiorno hanno percentuali di criminalità in linea con gli italiani, mentre crescono drasticamente tra chi è senza permesso.

2)Impedisce l’ingresso nello SPRAR ai richiedenti asilo che potranno essere ospitati soltanto in grossi centri a basso costo in cui le persone verranno ammassate con servizi ridotti all’osso, un costo così basso che a malapena potranno essere erogati i servizi volti a soddisfare solo i bisogni primari.

Nessuna realtà che fa buona accoglienza, garantendo sia i servizi, sia una corretta retribuzione e rispetto per i lavoratori – ripeto- nessuna realtà che in questi anni ha portato avanti progetti innovativi e di successo potrà permettersi di partecipare a causa dei finanziamenti insufficienti a coprire i costi del lavoro. È un conto che possiamo fare, perché la riduzione delle risorse è già prevista, ad esempio, per i nuovi bandi in capo alle Prefetture per la gestione dei CAS (Centri Accoglienza Straordinaria) Stando alle attuali indicazioni del Ministero dell’Interno, che prevedono cifre attorno ai 20 euro giornalieri, assisteremo al ritiro dalle gare e dai progetti di alcune aziende più virtuose e si apre la strada a violazioni contrattuali certe.

Concludo con la speranza che queste pagine vengano lette non solo da chi la pensa come me, ma anche da chi prova indifferenza davanti a corpi galleggianti nel Mediterraneo, da chi sta con il cuore in pace se i porti sono chiusi, da chi preferisce che vivano in un centro di detenzione in Libia piuttosto che arrivino in Italia, da chi crede davvero che scompariranno tutti, chiusi nei Centri di Permanenza per i Rimpatri; spero che vengano lette da chi crede che ora potrà stare al sicuro, da chi crede che la sofferenza di queste persone verrà relegata e ghettizzata nelle periferie, che starà silente e nascosta.

La fame e la povertà, gli occhi vuoti e la malattia, la criminalità saranno invece sotto gli occhi di tutti. Nulla verrà nascosto, i migranti non saranno rimpatriati né i posti saranno sufficienti per contenerli  nei CPR (Centri Permanenza Rimpatri). Non avranno nulla da fare, la loro dignità deve essere annientata, l’attesa vuota raccolta tra mura di un Centro di Accoglienza Straordinaria dove la relazione con chi ci lavora non può esistere, perché non vi sarà il tempo per farla crescere.

Non potrete dormire sonni tranquilli perché il governo si deve assicurare un altro mandato, cari italiani.

La tensione  promossa dalla Lega  tra le “paure” degli italiani e l’isolamento degli immigrati,  sarà sempre più fomentata, la polarizzazione  sociale  sempre più voluta ed intensificata.

Termino con un invito ad una sana e legittima  ribellione. Ribellarsi al Decreto Salvini,  ribellarsi ai ‘credo’ di questo governo, è doveroso; ed ognuno di noi lo deve fare con le proprie più intime modalità di resistenza.

Il vecchio mondo sta morendo.

Quello nuovo tarda a comparire.

E in questo chiaroscuro nascono i mostri.

Antonio Gramsci

1 Integrazione intesa come “processo biunivoco che si fonda sulla presenza di reciproci diritti e, conseguentemente, obblighi per i cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente e per la società ospitante che offre una piena partecipazione al migrante”

2 Organo competente a vagliare la domanda di protezione internazionale presentata dai richiedenti asilo

3 Dipartimento libertà civili e immigrazione, 2018 – http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/statistica/i-numeri-dellasilo

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Partecipa al Servizio Civile Universale presso Progetto Continenti

Da oggi puoi inviare la tua candidatura per il progetto Animare territori solidali coi minori” del Servizio Civile Universale presso Progetto Continenti!

Il bando del Servizio Civile Universale puoi scaricarlo al seguente link: http://www.serviziocivile.gov.it/media/756728/bando-nazionale.pdf

mentre quello del progetto specifico a questo link:

http://cipsi.it/wp-content/uploads/2018/08/sintesi-PROG_Animare-territori-solidali-coi-minori-rev.pdf

La domanda di partecipazione alla selezione e la relativa documentazione devono essere presentati al Cipsi, che è l’ente che realizza il progetto scelto con varie associazioni partner tra cui Progetto Continenti.

Qui troverai tutti gli allegati per la presentazione della domanda:

http://cipsi.it/invia-la-tua-candidatura-servizio-civile-universale-due-progetti-del-cipsi-in-italia-minori-e-diritto-allacqua/

Puoi inviare la domanda via PEC, con raccomandata a/r oppure presentarla a mano.

La data di scadenza è il 28 settembre 2018 (in caso di consegna a mano entro le ore 18:00).

Il Cipsi offre ai giovani l’opportunità di vivere, per 12 mesi, una significativa esperienza formativa e di crescita personale attraverso cui contribuire, a livello nazionale, a processi di coesione sociale e di impegno civile.

Grazie per il tuo interesse ed in bocca al lupo per la selezione!

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Una riflessione sull’accoglienza a seguito del convegno “Rifugiati e lavoro: le buone pratiche”

ACCOGLIERE

Accogliere è una parola che viene dal latino: ad-cum-ligare, legare insieme. Ma più che cercare il suo significato nel passato, dobbiamo costruirne uno nuovo, adatto ai tempi in cui viviamo, ai problemi con cui ci confrontiamo, alle persone che oggi sono al centro dello scontro politico e sociale: i profughi.

Il fenomeno migratorio non è un’emergenza, ma un fatto strutturale e inarrestabile e se prevarranno le attuali politiche di esclusione l’Occidente rischia il crollo della sua identità. L’Europa, in particolare, non sarà più l’Europa civile dei diritti, della solidarietà, dello Stato sociale inclusivo, delle garanzie, dell’uguaglianza e della dignità delle persone, bensì l’Europa dei muri, dei fili spinati, delle disuguaglianze per nascita e di conflitti razziali. Essa rischia una duplice contraddizione: in primo luogo la contraddizione delle pratiche di esclusione dei migranti quali non-persone con i propri decantati valori di uguaglianza e libertà, iscritti in tutte le sue carte costituzionali e nella stessa Carta dei diritti fondamentali dell’Unione; in secondo luogo la contraddizione tra la proclamata liberalizzazione della circolazione delle merci e dei capitali e la negazione, al contrario, della libera circolazione delle persone, che forma l’oggetto del più antico dei diritti della persona teorizzati dalla filosofia politica occidentale. (L. Ferrajoli 2017)

Queste riflessioni non possono lasciarci indifferenti perché il fenomeno migratorio costituisce veramente il banco di prova di tutti i valori della nostra civiltà. Non possiamo cadere nella trappola della guerra del penultimo contro l’ultimo perché questo ci allontana dal comprendere le vere cause dei molti problemi con cui dobbiamo confrontaci.

Se sei in attesa della casa popolare e ti vedi superato in graduatoria da un cittadino straniero, diventi facile preda dei propagandisti della paura e dell’odio che ti additano nel tuo vicino meno fortunato il nemico, allontanando dalla tua attenzione i veri responsabili della situazione, quella politica del governo (e della regione, cui si deve la disastrosa gestione dell’ALER) che fa sì che in Italia solo il 6% delle abitazioni (poco più di una casa su venti) sia un alloggio di edilizia popolare, contro una casa su cinque in Francia, una su quattro, in Germania, Svezia, Regno Unito, addirittura il 36%, una casa su tre, in Olanda.

Diventa allora importante trovare nuove strade che possano contribuire a cambiare la percezione negativa del fenomeno migratorio cercando di considerare anche il punto di vista di chi, per vari motivi e avendo meno strumenti critici è più facilmente vittima di campagne grossolane.

Il convegno “Rifugiati e lavoro: le buone pratiche” tenutosi lo scorso 24 febbraio presso la Camera del Lavoro di Milano ha voluto essere un primo passo in questa direzione. Il lavoro è la chiave di volta di ogni progetto di accoglienza: il lavoro come strumento per l’autonomia economica delle persone, come mezzo per dare dignità al lavoratore, come fonte di ricchezza per la società intera, come occasione di incontro e di conoscenza per dissipare timori e paure artatamente alimentate

Ci sono molti modi di gestire l’accoglienza dei profughi che arrivano in Italia. I media per lo più si occupano solo dei casi peggiori, quelli che comportano ruberie di ogni genere da parte dei gestori dei centri di accoglienza, isolamento e maltrattamenti delle persone ospitate, creazione di situazioni che sembrano fatte apposta per suscitare o alimentare reazioni di rigetto da parte delle popolazioni locali. Ma ci sono molti altri esempi, spesso anche di successo, di cui i media parlano poco o per niente: ed è proprio di questi che si è parlato nel convegno. Esempi concreti di come una politica di vera accoglienza e integrazione sia mutuamente vantaggiosa per autoctoni e immigrati.

Mariangela Villa

sostenitrice di Progetto Continenti del gruppo locale di Mezzago (MI)

Foto: officinaturistica.net

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Riforma del Terzo settore

Dopo il boom di Lega e 5 Stelle facciamo il punto con il sottosegretario Luigi Bobba: «Il nuovo Governo potrà intervenire sui decreti legislativi e i provvedimenti amministrativi, ma non sulla legge delega, che può modificare solo il Parlamento. Noi in ogni caso fino a quando saremo in carica andremo avanti col lavoro»

E adesso cosa ne sarà della Riforma del Terzo Settore? La debacle elettorale del Pd e la vittoria di 5 Stelle e Lega (entrambe le formazioni hanno votato contro la legge delega la n.106 del 6 giugno 2016) mettono in forse la conclusione dell’iter di completamento della norma (qui lo stato dell’arte così come ricostruito dal Forum del Terzo settore)? Abbiamo fatto il punto con il sottosegretario al Welfare, Luigi Bobba, il “padre” della riforma del Terzo settore. Bobba dopo due legislature e mezzo non entrerà nel prossimo Parlamento. Non è risultato infatti fra gli eletti del Pd in Piemonte.

Sottosegretario partiamo da un punto: attualmente il governo Gentiloni è ancora in carica e lo rimarrà sino al giuramento del prossimo Esecutivo…
Esatto. Le attività di ordinaria amministrazione sono tutte possibili. Quello che non possiamo fare per esempio sono nuove leggi oppure le nomine.

Voi state lavorando al completamente della Riforma. Qual è l’agenda?
Il decreto correttivo sul servizio civile universale è passato in Conferenza Stato-Regioni ed ora è all’esame delle commissioni parlamentari che possono dare un parere comunque non vincolante. Dopo di che tornerà in Consiglio dei ministri per il via libera definitivo. Ma ormai ci siamo.

Che correzioni introduce rispetto al decreto legislativo dello scorso anno?
Il decreto mira a rendere più efficaci alcune disposizioni, nonché a migliorare la funzionalità di alcuni organismi operanti nel sistema, quali la rappresentanza degli operatori volontari e la Consulta nazionale per il servizio civile universale. In particolare, si riconosce alle Regioni un ruolo più rilevante nella fase di approvazione del Piano triennale e dei Piani annuali, prevedendo che, prima della stessa approvazione, debba essere acquisita l’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. Inoltre, si rendono più chiare le modalità di elezione dei quattro membri della rappresentanza nazionale degli operatori volontari, specificando, tra l’altro, che ogni anno vengono eletti due dei quattro componenti la Rappresentanza nazionale, al fine di evitare il simultaneo rinnovo di tutti i componenti che inciderebbe negativamente sulla funzionalità dell’organismo. In questa ultima fase gli obiettivi che ci siamo dati sono quelli di portare il più avanti possibile l’iter di questi provvedimenti correttivi e di proseguire nella produzione degli atti amministrativi

Avete in rampa di lancio altri decreti correttivi?
Quello sull’impresa sociale e quello sul codice civile. Ma qui stiamo ancora lavorando ai testi che quindi non sono ancora stati emanati. In base alla delega c’è tempo sino a fine luglio. Ma a quel punto non credo che saremo ancora in carica. Vedremo. In ogni caso in questa ultima fase gli obiettivi che ci siamo dati sono quelli di portare il più avanti possibile l’iter di questi provvedimenti correttivi e di proseguire nella produzione degli atti amministrativi.

Quali nello specifico?
Siamo ormai pronti con l’Organismo nazionale di controllo che darà il via libera alla riforma del sistema dei centri di servizio al volontariato. Poi c’è il decreto sulle attività secondarie e strumentali. Inoltre prosegue il dialogo con le Regioni per formalizzare l’impianto del Registro unico del Terzo settore.

A proposito del Registro unico, alcuni grandi network, come per esempio l’Avis, chiedono chiarimenti sulla facoltà per le sezioni locali di iscriversi all’albo senza il tramite della rappresentanza regionale o nazionale. Quale strada prenderete in questo senso?
​Quello che lei evidenzia è uno snodo su cui stiamo ragionando. La cosa che però posso dire è che anche nel caso le sezioni locali si potessero iscrivere direttamente, le “organizzazioni-ombrello” potranno comunque iscriversi all’albo. E anzi lo potranno fare in un’area a loro riservata, denominata “reti” che garantisce uno status rafforzato. La legge infatti affida alle reti l’attività di promozione, ma anche quella di controllo degli associati.

Rispetto alla riforma come si potrebbe comportare un governo “ostile”?
Una premessa: la legge delega può essere modificata solo dal Parlamento. L’esecutivo che rileverà il nostro testimone ha in linea di principio tre opzioni rispetto ai decreti legislativi approvati lo scorso anno e ai provvedimenti che ne conseguono: completa l’iter, non fa nulla linitandosi allo status quo, modifica i decreti legislativi e/o i decreti correttivi.

La Lega e il Movimento 5 Stelle non sembrano molto ben predisposti rispetto alla Riforma, chi la preoccupa di più?
Detto che la riforma del Terzo settore è stata assolutamente marginale nel dibattito pubblico rispetto anche a quello che ho letto su Vita ritengo che entrambi questi schieramenti non abbiamo le idee chiarissime sulla materia. Alcune loro proposte sono già contenute nella norma. Suggerirei un approfondimento prima di prendere qualsiasi iniziativa.

I 5 stelle in particolare leggono l’impresa sociale come il cavallo di Troia dell’assalto del profit ai mercati legati al welfare…
Lo ripeto ancora una volta: la possibilità di remunerare il capitale è talmente contenuta che chi punta ai mega profitti si terrà molto, ma molto alla lontana. Sinceramente in questo caso mi sembra che ci troviamo di fronte a un attacco senza bersaglio.

A proposito di bersagli: anche la Fondazione Italia Sociale non è mai andata giù al Movimento?
Ormai quello è un ente in piena attività. Gli organi di gestione con Enzo Manes, Cristina De Luca e Andrea Sironi e quello di controllo sono operativi. Se qualcuno volesse cancellarla dovrebbe, anche qui, mettere mano alla legge delega. E lo può fare solo il Parlamento.

Infine il 5 per mille. Fra poco entriamo nella stagione della dichiarazione dei redditi. A che punto siamo?
Siamo in attesa del Dpcm (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) che fornirà tutte le specifiche in materia. Non so darle la tempistica, perché non dipende appunto dal mio ministero.

Fonte: articolo su vita.it del 09/03/2018 (di Stefano Arduini); foto in copertina di Sardegna Reporter

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La marcia Perugia- Assisi nel nome dei diritti universali dell’uomo

Carta dell’Onu, la marcia Perugia- Assisi nel nome dei diritti universali dell’uomo

Dalla Conferenza di Padova parte la grande mobilitazione per il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

di MARINO BISSO

Anche la Marcia Perugia Assisi si svolgerà all’insegna dell’Anno dei diritti umani indetto dall’Onu. E sarà uno dei momenti più importanti della mobilitazione straordinaria del mondo dell’associazionismo e del volontariato e per “contrastare le violenze, guerre, terrorismo, discriminazioni e disuguaglianze che continuano a violare la dignità umana dentro e fuori il nostro paese”. Un grande chiamata alla partecipazione attiva in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che parte da Padova lunedì 4 dicembre 2017. Qui, un prete impegnato da 25 anni nell’accoglienza dei migranti, una donna garante dei diritti dei carcerati, un giornalista minacciato dalla criminalità organizzata daranno il via alla mobilitazione per i diritti. Assieme a loro ci sarà la Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, oltre trecento insegnanti, studenti, amministratori locali, giornalisti, esponenti di organizzazioni della società civile provenienti da tutt’Italia, rappresentanti del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi e della Basilica di Sant’Antonio da Padova, dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, della Commissione Europea del Ministero degli Esteri.  L’incontro è organizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e da: Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova, Comune di Padova, Scuola di Alta Formazione EIS-LUMSA, Rete Nazionale delle Scuole per la Pace, Tavola della Pace, Cipsi, Banca Etica.

LA CONFERENZA D’INAUGURAZIONE

La Conferenza di Inaugurazione si terrà presso l’Aula Magna “Galileo Galilei” dell’Università degli Studi di Padova (Palazzo del Bo) a partire dalle ore 9.30. L’incontro, intitolato “In spirito di fratellanza” e dedicato al prof. Antonio Papisca recentemente scomparso, proseguirà anche martedì 5 dicembre. Saranno due giornate particolarmente ricche di idee, riflessioni, testimonianze e proposte dedicate alla formazione e alla progettazione di nuovi percorsi educativi centrati sui diritti ma anche sulle responsabilità personali e collettive che spesso vengono trascurate. Ma sono molti gli appuntamenti che prevedono anche laboratori che si svolgeranno presso Università di Padova. Tra gli ospiti: la cantautrice Erica Boschiero, Marco Mascia, Francesca Benciolini, Aluisi Tosolini, Flavio Lotti, don Pierluigi Di Piazza, Gabriella Stramaccioni, Paolo Borrometi, Giuseppe Giulietti, Loredana Panariti, Beatrice Covassi, Jean Fabre, padre Egidio Canil, Rosario Rizzuto, Fabrizio Petri, Gianni Magazzeni, Valeria Fedeli, Gianni Magazzeni, Jean Fabre, Elisa Marincola, Paolo Sciascia, Monia Andreani, Marco Piccolo, don Albino Bizzotto, Lisa Clark, Vittorio di Trapani, Francesco Cavalli, Guido Barbera, Rosario Lembo, Piero Piraccini, Roberto De Vogli, Gianni Magazzeni, Fabrizio Petri, Andrea Cofelice, Pietro de Perini, Claudia Pividori, Sergio Giordani, Italo Fiorin, Luciano Corradini. Le due giornate serviranno anche a lanciare un appello per far crescere il Comitato Nazionale per il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani  e la prossima marcia Perugia-Assisi che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018.

L’APPELLO

“ In spirito di fratellanza” è lo slogan dell’appello per lanciare l’adesione al Comitato Nazionale per il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. “Basta stragi di vite, dignità e diritti. E’ venuto il tempo di riprendere in mano la bussola dei diritti umani e fare i conti con le nostre responsabilità. Non c’è pace senza diritti. Non ci sono diritti senza responsabilità. Di fronte a quello che sta succedendo nel mondo non bastano più le denunce: serve una nuova e più ampia assunzione di responsabilità. Responsabilità contro l’indifferenza. Responsabilità contro l’ipocrisia. Responsabilità contro la rassegnazione. In un tempo segnato da tanto orrore e dall’arbitrio dei più forti, dobbiamo riprendere in mano la bussola dei diritti umani e riaffermare con forza quanto sta scritto nella Carta comune dell’umanità: “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. “Con questo spirito, alla vigilia del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, diciamo basta all’egoismo, alla guerra e alla competizione. Se davvero vogliamo mettere fine alla violenza e alle stragi continue di vite umane, dignità e diritti, se davvero vogliamo scongiurare un’ulteriore compressione degli spazi di libertà, democrazia e diritti e risolvere le crisi epocali che incombono dobbiamo adoperare la nostra intelligenza, la nostra creatività, il nostro tempo e le nostre risorse per prenderci cura gli uni degli altri, ripensare il nostro modo di vivere assieme, proteggere la nostra casa comune e realizzare tutti i diritti umani per tutti. Dobbiamo accrescere la consapevolezza delle responsabilità che condividiamo. Non basta rivendicare i diritti: dobbiamo fare i conti con le nostre responsabilità. Gli esempi positivi non mancano. Dobbiamo illuminarli, seguirli, moltiplicarli. Serve un nuovo coraggio civico e politico. Occorre diffondere una nuova cultura politica nonviolenta dei diritti umani. Dobbiamo educarci ed educare in modo sempre più efficace alla pace, ai diritti umani e alla cittadinanza glocale responsabile. Abbiamo bisogno di una visione e una mobilitazione comune, di iniziative e azioni comuni. Abbiamo bisogno di donne e uomini di pace che agiscono in spirito di fratellanza”.

IL COMITATO

Sono cinque gli obiettivi del Comitato Nazionale per il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. “Sviluppare un’azione straordinaria di educazione, formazione, informazione e impegno per i diritti umani sollecitando una più ampia assunzione di responsabilità di ogni persona e istituzione, delle scuole e dell’università, degli enti locali e regionali, dei media, delle associazioni, del mondo della cultura, del governo e del Parlamento; promuovere l’impegno, il protagonismo, la creatività e i comportamenti dei giovani in difesa e per la realizzazione dei diritti umani anche in relazione allo sviluppo delle competenze sociali e civiche necessarie per affrontare le sfide del nostro tempo; promuovere l’impegno dei giornalisti, del mondo dell’informazione e, in particolare, del servizio pubblico radiotelevisivo RAI nella difesa e promozione di “tutti i diritti umani per tutti”; promuovere l’impegno degli Enti Locali e delle Regioni per l’attuazione dell’agenda politica locale dei diritti umani favorendo il coinvolgimento dei cittadini e rilanciando la diplomazia delle città; promuovere l’impegno dell’Italia e dell’Unione Europea nella realizzazione dell’agenda politica dei diritti umani. E sono tantissime le prime adesioni ad essere arrivate in pochi giorni: Tavola della Pace, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Centro Diritti Umani dell’Università di Padova, FNSI, Cipsi, Articolo 21, Libera, Gruppo Abele, Rete della PerugiAssisi, Centro di Accoglienza Ernesto Balducci di Zugliano, Greenpeace Italia, Associazione Antigone, Comitato italiano Contratto Mondiale sull’acqua, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, Fondazione don Tonino Bello, Emmaus Italia, Unimondo, Rete Nobavaglio pressing

LA PERUGIA-ASSISI

E’ Flavio Lotti ad anticipare le parole d’ordine della prossima marcia della pace che si svolgerà il 7 ottobre 2018. “Persone torturate, vendute come schiavi in Libia e in tanti altri paesi, donne violentate e uccise in famiglia, giovani che non trovano il lavoro, uomini che lo perdono, famiglie che non trovano casa, persone che non riescono a curarsi, giornalisti perseguitati dalle mafie e dalla criminalità, migranti che muoiono nel deserto e in mare. Non possiamo restare ancora in silenzio – non si stanca di ripeterlo Lotti, Coordinatore della Tavola della pace e del Comitato Nazionale per il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani – I diritti umani sono il nome nuovo della pace e la Dichiarazione Universale dei diritti umani è la Carta che, dopo una terribile serie di carneficine, ha messo l’umanità sulla via della pace. Per i cinici e rassegnati è solo un elenco di buone intenzioni. Per noi, e per la legge internazionale, è la bussola che ci aiuterà ad uscire dalla grave crisi in cui siamo stati sospinti e a ritrovare la strada verso un futuro migliore per tutti”.  E ancora: “Osiamo la fraternità. Facciamo crescere l’economia della fraternità. Educhiamoci alla pace. Fermiamo le guerre. Realizziamo gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e gli Accordi di Parigi sul clima. Costruiamo una politica nuova, un’Italia e un’Europa solidale. Scegliamo la nonviolenza. Scopriamo insieme l’importanza e la bellezza della cura. Assumiamoci la responsabilità di proteggere. Difendiamo la società aperta e poi, incontriamoci domenica 7 ottobre 2018 lungo la strada che da Perugia porta ad Assisi. Ciascuno porti un segno del proprio impegno, un’idea, una proposta da condividere nel nome della pace e della fraternità”.

Fonte: Repubblica.it

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San Giovanni XXIII patrono dell’Esercito Italiano?

Intervento del Presidente di Pax Christi – Italia, Mons. Giovanni Ricchiuti

Ci è giunta notizia che San Giovanni XXIII sarà quanto prima proclamato Patrono dell’Esercito Italiano avendone fatto parte al tempo della Prima Guerra Mondiale.
Come Presidente della sezione italiana di Pax Christi, Movimento Cattolico Internazionale per la Pace, mi sembra irrispettoso coinvolgere come Patrono delle Forze Armate colui che, da Papa, denunciò ogni guerra con l’Enciclica ‘Pacem in terris’ e diede avvio al Concilio che, nella Costituzione ‘Gaudium et spes’, condanna ogni guerra totale, come di fatto sono tutte le guerre di oggi.
Se questa notizia fosse vera, sollecitato da tutto il Movimento Pax Christi e anche da altre persone sensibili al tema della pace, ritengo assurdo il coinvolgimento di Giovanni XXIII, anche perchè l’Esercito di oggi, formato da militari professionisti e non più di leva, è molto diverso da quello della prima Guerra mondiale che, non lo possiamo dimenticare, fu definita da Benedetto XV ‘inutile strage’. E’ molto cambiato anche il modello di Difesa, con costi altissimi (23 miliardi di euro per il 2017) e teso a difendere gli interessi vitali ovunque minacciati o compromessi.
Pensare a Giovanni XXIII come Patrono dell’Esercito lo ritengo anticonciliare anche alla luce della forte ed inequivocabile affermazione contenuta nella Pacem in Terris, “con i mezzi di distruzione oggi in uso e con le possibilità di incontro e di dialogo, ritenere che la guerra possa portare alla giustizia e alla pace è fuori dalla ragione – alienum a ratione”.
E’ ‘roba da matti’, per usare un’affermazione di don Tonino Bello, anch’egli Presidente di Pax Christi fino al 1993.
Papa Giovanni XXIII è nel cuore di tutte le persone come il Papa Buono, il papa della Pace, e non degli eserciti.
Sono certo che questo sentire non sia solo di Pax Christi, ma di tante donne e uomini di buona volontà, a cui chiediamo di unirsi con ogni mezzo a questa dichiarazione per esprimere il proprio rammarico per una decisione che non rappresenta il “sensus fidei” di tanti credenti che hanno conosciuto Giovanni XXIII o che ne apprezzano la memoria di quella ventata profetica che ha indicato alla Chiesa nuovi sentieri di giustizia e di pace.

Altamura, 11 settembre 2017

+ Giovanni Ricchiuti
Vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti
Presidente di Pax Christi – Italia

Fonte: www.paxchristi.it

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Si è concluso il 3° Concorso Fotografico Nazionale Città di Bitonto Elvira “Scaraggi”

Hanno partecipato all’edizione 2017 del Concorso 76 fotoamatori da tutta Italia per un totale di 618 fotografie pervenute.

La cerimonia di premiazione si è svolta sabato 24 giugno alle ore 18.30 presso il Torrione Angioino a Bitonto.

http://www.bitontotv.it/2017/06/Sabato-scorso-la-premiazione-del-concorso-fotografico-dedicato-ad-Elvira-Scaraggi.html

Ecco le foto che hanno vinto per le quattro sezioni previste:

Premio autore Bitontino – Gianfranco Cannito (Bitonto) – La natura si fa uomo


1 posto tema libero Colore – Bartolomeo la Gioia (LT) – Sprazzi di luce


 

1 posto tema libero Bianco e nero – Francesco Schiraldi (Bitonto) – La sofferenza 


 

1 posto sezione Macro – Renzo Mazzola (Ledro) – Formiche Rufo


 

1 posto tema libero Obbligato – Fausto Meini (Fauglia) – Un amore eterno



Per visionare le altre bellissime foto che hanno vinto e partecipato al contest potete andare sulla pagina Facebook del Gruppo Locale di Bitonto al seguente indirizzo:

 https://www.facebook.com/ProgettoContinentiGruppoDiBitonto/photos/?tab=album&album_id=1240095762724155

Le foto vincenti e segnalate sono pubblicate anche sul sito www.uif-net.com

Vi ricordiamo inoltre che è disponibile il catalogo fotografico che raccoglie le foto vincitrici e segnalate delle passate edizioni 2015 e 2016 e di quest’ultima appena conclusa del 2017.

Il catalogo è corredato di codice ISBN, quindi può essere segnalato da ognuno nel proprio curriculum personale fotografico e non.

A disposizione 200 copie a € 15,00 ciascuna.

Per informazioni su consegna e modalità di pagamento potete rivolgervi a Nicola Colapinto: cell. 331 6007420 

Tutti gli introiti sono destinati al centro polifunzionale di assistenza materno-infantile di Awassa in Etiopia.

Progetto Continenti ringrazia ancora tutti i concorrenti per la partecipazione e gli amici del  gruppo di Bitonto.

 

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