Cambogia | Progetto Continenti

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Premio Unesco al museo del genocidio in Cambogia

Per non dimenticare il genocidio perpetrato dai khmer rossi tra il 1975 e il 1979 in Cambogia, l’Unesco ha assegnato il premio Jikji Memory of the World 2020 al Museo di Tuol Sleng, creato nell’edificio che ospitò il centro di detenzione, tortura e uccisione utilizzato dal regime di Pol Pot per cancellare gli oppositori.

In questa ex scuola conosciuta come S-21 Security Bureau (con S che sta per sala e 21 il codice del Santébal, la Polizia di sicurezza) persero la vita più di 18 mila persone, uomini, donne e bambini, la maggior parte delle quali furono arrestati, imprigionati e uccisi senza sapere quali accuse erano loro mosse. Situato nel centro di Phnom Penh l’edificio fu racchiuso all’interno di un recinto di filo spinato elettrificato.

Le classi furono trasformate in minuscole celle e camere della tortura e tutte le finestre furono sbarrate con assi di ferro e filo spinato per evitare fughe di prigionieri. Di tutti i prigionieri incarcerati, solo sette sopravvissero, in quanto ritenuti utili alla causa del partito. Già inserito dall’Unesco nell’elenco delle Memorie del mondo, il Museo Tuol Sleng conserva nei suoi archivi le prove della strategia messa in atto dai khmer rossi al fine di terrorizzare la popolazione e “pulire” l’apparato statale dei suoi avversari, sia veri che presunti.

Coloro che sopravvivevano agli interrogatori, dopo aver confessato il loro coinvolgimento in crimini e complotti per lo più immaginari, venivano poi trasferiti nel centro di sterminio di Choeung Ek. Con i sospettati di tradimento venivano imprigionati e giustiziati regolarmente tutti i famigliari più stretti, accusati di connivenza o di mancata delazione alla polizia segreta. Anche i neonati venivano barbaramente eliminati perché ritenuti incapaci di «totale purificazione e dedizione agli standard rivoluzionari» una volta che fossero divenuti adolescenti.

Almeno 1,5 milioni di cambogiani sono morti durante il terrore dei khmer rossi, per le esecuzioni, la fame o la mancanza di cure.

«La missione del Museo del genocidio di Tuol Sleng è fondamentale per promuovere la pace e garantire, attraverso i suoi archivi, che questi crimini atroci non si ripetano mai più», ha detto la direttrice generale dell’Unesco, Audrey Azoulay. «Ecco perché lavoriamo insieme da oltre dieci anni per salvaguardare e digitalizzare questi archivi e renderli accessibili a tutti. Il lavoro di questo museo — ha aggiunto — è essenziale per mantenere la memoria del genocidio oltre gli anni e la graduale scomparsa delle sue vittime e di coloro che lo hanno perpetrato». Gli archivi del Museo del genocidio di Tuol Sleng, che fanno parte del Registro della Memoria del mondo dell’Unesco, hanno già beneficiato di un progetto di conservazione e digitalizzazione per garantire l’accesso sia agli storici che alle famiglie di persone scomparse che cercano informazioni sui loro cari.

Si tratta del fondo documentario più completo sul sistema carcerario di Kampau e comprende le fotografie di più di 5.000 prigionieri, nonché le loro “confessioni” e biografie. Oltre quattro milioni di dati che saranno resi disponibili al pubblico tramite un sito web che sarà lanciato entro la fine dell’anno. Il progetto è finanziato dall’Agenzia coreana per la cooperazione internazionale (Koica).

A sostegno del museo si aggiunge ora anche il premio Unesco che consiste in un finanziamento di 30 mila dollari offerti dalla Repubblica di Corea assegnato ogni due anni per contribuire alla conservazione e all’accessibilità del patrimonio documentario come patrimonio comune dell’umanità e promuovere l’accesso universale all’informazione e alla conoscenza.

Il premio Jikji Memory of the World prende il nome dal più antico libro coreano stampato con caratteri mobili durante la dinastia Koryo. Originariamente composto da due volumi, uno dei quali è scomparso, il Jikji, pubblicato nel Tempio Heungdeok nel 1377 (come confermato da scavi archeologici nel 1985), 78 anni prima di Johann Gutenberg, è conservato nella Biblioteca nazionale di Francia.

Fonte: foto e articolo de l’Osservatore Romano, 09/09/2020

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Cambogia, il governo vieta il lavoro dei bambini nelle fornaci

Foto: “Terre sotto vento”.

PHNOM PENH (AsiaNews) – Il ministero cambogiano del Lavoro e della formazione professionale sollecita tutti i dipartimenti competenti ad utilizzare il Codice penale, per perseguire i proprietari delle fornaci che ricorrono al lavoro minorile. Lo riferisce l’agenzia Asianews. Il proprietario di una struttura nella provincia sudorientale di Kandal, in cui una bambina di nove anni ha perso il braccio, sarà tra i primi a rispondere di accuse penali.
Con la nuova direttiva del 5 giugno scorso, i proprietari delle fabbriche di mattoni che impiegano minori rischiano la reclusione. Adesso negli impianti di produzione sono obbligatori cartelli grandi e chiaramente visibili che istruiscono i minori a non entrare nelle strutture; anche il solo accesso di bambini implica accuse penali per i proprietari che non vigilano. L’uso della schiavitù per pagare i debiti – in quanto violazione della libertà dei lavoratori – è  rigorosamente proibito. I padroni dei forni devono provvedere ad una sistemazione gli impiegati e le loro famiglie che vivono lontano dal luogo di lavoro; gli alloggi devo essere circondati da recinti.La morte di un ragazzino di 9 anni nel marzo scorso. Le disposizioni del ministero seguono il grave incidente verificatosi lo scorso 9 marzo nel comune di Preah Prasap (distretto di Khsach Kandal). Chheng Srey Pheak, nove anni, è rimasta vittima di un incidente sul lavoro: il suo braccio è rimasto incastrato in un macchinario. Le gravi ferite riportate dalla bambina hanno portato all’amputazione del braccio. Sia il direttore provinciale del Dipartimento del lavoro che la polizia locale affermano che la ragazza aiutava i genitori e non era costretta a lavorare in fabbrica.
Come in tutte le società in via di sviluppo, in Cambogia “il lavoro minorile è un fenomeno piuttosto diffuso”, dice padre Luca Bolelli, sacerdote del  Pontificio istituto missioni estere(Pime). Padre Bolelli svolge la sua opera missionaria in Cambogia da quasi 12 anni; da circa 10 è parroco del villaggio di Kdol Leu, nella provincia nordorientale di Kompong Cham. “Nell’immaginario culturale prosegue padre Bolelli – non desta scandalo che un bambino lavori, soprattutto nei contesti di maggiore povertà. Io servo una comunità che vive in un contesto rurale, dove è normale che i bambini aiutino le famiglie nelle fornaci o nei campi. Questo è dovuto in parte al senso del dovere, dell’obbedienza e del sacrificio, che la cultura locale impone ai figli”.

I timidi passi avanti sui diritti per l’infanzia. La giovane società cambogiana attraversa un momento critico: negli ultimi anni, la crescita economica ha proiettato il Paese verso la modernità. “Riscontro timidi passi in avanti sul fonte dei diritti dell’infanzia, ma a mio avviso, disposizioni come quelle del ministero sono più che altro imposte dagli standard internazionali di organizzazioni come l’Asean (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico)”, afferma il missionario. “Grazie all’importanza che il Vangelo riconosce alla dignità umana – conclude Bolelli – le comunità cristiane sono impegnate in una preziosa opera di sensibilizzazione. Nelle scuole, sin dall’asilo, ai bambini è rivolta una particolare attenzione; anche a livello liturgico, cerchiamo di coinvolgere i più piccoli nelle attività religiose, per valorizzare la loro esperienza di fede. È necessario contrastare l’idea che chi non produce è inutile per la società”.

Articolo di “La Repubblica” dell’ 11/05/2019

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Aiutaci a farli crescere – Approfondimento sul Centro Sangkheum

“Aiutaci a farli crescere” è il titolo della campagna per il 5 per mille di Progetto Continenti di quest’anno, tramite la quale vogliamo approfondire gli aspetti più complessi e spesso sconosciuti dei progetti di cooperazione internazionale che hanno come destinatari dei minori.

Per quanto riguarda il Centro Sangkheum in Cambogia, realizzato per minori senza genitori o in stato di abbandono, abbiamo deciso di approfondire un aspetto fondamentale di un progetto che prende in carico completamente dei minori per un lungo periodo di tempo: la fase post-progetto e in particolare la pratica della de-istituzionalizzazione…

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Cambogia: crescono economia ed export, ma restano tensioni sociali e repressione

Il settore delle esportazioni ha registrato un aumento del 17%, assestandosi attorno agli 8 miliardi di dollari. Più 7% nel manifatturiero, 22% il calzaturificio e 43% per il riso. La Ue primo mercato per le esportazioni dei prodotti cambogiani. Al contempo cresce il divario fra cittadini e gli scontri sociali. Polizia e magistratura a sostegno degli industriali.

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“Ridateci la terra”. La lotta dei contadini cambogiani contro la multinazionale francese – Chiara Nardinocchi, Repubblica.it – 31 luglio 2015

Si sono uniti e insieme hanno deciso di fare causa alla Socfin-Kcd, una joint venture che fa capo ad uno dei leader mondiali di produzione pneumatici: la Bolloré. Espropriati delle loro terre, sfruttati e privati della propria cultura. E quello della Cambogia non è il primo caso

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