Cambogia: crescono economia ed export, ma restano tensioni sociali e repressione

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Il settore delle esportazioni ha registrato un aumento del 17%, assestandosi attorno agli 8 miliardi di dollari. Più 7% nel manifatturiero, 22% il calzaturificio e 43% per il riso. La Ue primo mercato per le esportazioni dei prodotti cambogiani. Al contempo cresce il divario fra cittadini e gli scontri sociali. Polizia e magistratura a sostegno degli industriali.

Phnom Penh (AsiaNews/EdA) – L’economia cambogiana è in crescita, in particolare nel settore delle esportazioni che hanno fatto registrare un aumento del 17%, assestandosi intorno agli otto miliardi di dollari. A fronte di conflitti sociali irrisolti, violazioni ai diritti dei lavoratori, traffico di vite umane e abusi ancora diffusi. A questo si unisce un attacco sistematico da parte del partito di governo al principale partito di opposizione, mentre la galassia dei piccoli partiti – con un peso pressoché irrilevante nello scenario politico – si fa ancora più frammentata. A tutto vantaggio del premier Hun Sen e del Partito popolare cambogiano, al governo dal 1979.

È questo il quadro che esce da una lunga analisi della società, dell’economia, della politica e dell’attivismo in Cambogia, pubblicata in questi giorni da Eglises d’Asie (EdA) nel suo punto mensile sulla situazione nel Paese asiatico.

Nelle scorse settimane i media di governo hanno sostenuto una campagna diffamatoria nei confronti di Kem Sokha, uno dei leader di primo piano del partito di opposizione Pnsc. Inoltre, l’esecutivo ha adottato una serie di provvedimenti – aumento dei salari, rimozione dei pedaggi e della tassa sulle moto – che erano contenuti nel programma elettorale dell’opposizione, rivendicandoli come propri.

Il premier Hun Sen ha rafforzato la propria presenza sui media e, soprattutto, su Facebook, risultando il politico con il maggior numero di simpatizzanti. Egli ha inoltre invitato i cittadini a usare il social network per segnalare suggerimenti, denunciare abusi e corruzione; un tentativo di democrazia diretta che non piace agli esperti di Transparency International, secondo cui nel lungo periodo è preferibile pensare a una seria – e democratica – riforma delle istituzioni.

La debolezza e la disomogeneità del fronte delle opposizioni facilitano la permanenza al potere del partito di governo; già oggi vi sono otto piccoli partiti pronti a concorrere per le elezioni del 2018 e anche il fronte monarchico si è spaccato. In tutto questo emerge con crescente vigore la figura di Khen Vesna, fondatore del Partito della gioventù, populista e convinto che dietro l’oscurantismo della Cambogia vi siano le religioni, compresa quella buddista, cui vanno imputati i mali del Paese.

Se in tema di diritti umani e del lavoro la situazione risulta ancora precaria, il dato in tema di economia e commercio estero presenta un saldo positivo. L’industria manifatturiera nell’ultimo anno è cresciuta del 7% e rappresenta ancora oggi il 70% del valore totale dell’export; l’industria del calzaturificio è aumentata del 22% e quella della produzione di riso segna un più 43%. L’Unione europea resta il primo mercato per i prodotti cambogiani, con oltre il 40% del mercato.

Il ministero cambogiano dell’Agricoltura riferisce che la vendita del caucciù è cresciuta del 24,4% su base annua, anche se il prezzo è calato del 2,5%. Cresce del 50% anche il settore delle esportazioni di legname dalla Cambogia al Vietnam, anche se il principale mercato resta quello cinese. Quadruplicati anche i proventi nel settore minerario, con un valore complessivo di 17,25 milioni di dollari. Dalla vendita di petrolio e gas (contabilizzati per la prima volta) il governo ha ricavato 8,85 e 8,4 milioni. Sempre in tema di esportazioni, è cresciuto del 16% nei primi otto mesi del 2015 il dato delle esportazioni di biciclette verso l’Europa, che ha toccato circa quota un milione.

A fronte di uno sviluppo in tema di economia ed esportazioni, resta ancora evidente il divario fra cittadini e si moltiplicano i conflitti sociali. In particolare, in questi ultimi due mesi è emerso un fenomeno nuovo, quello delle “contro-manifestazioni” organizzate da capi e vertici delle fabbriche, con il sostegno della polizia e delle forze di sicurezza. Il tutto mentre giudici e magistratura operano il più delle volte appannaggio del fronte padronale. Fra i molti casi ricordiamo il primo febbraio 600 manifestanti bloccati e malmenati dalla polizia, mentre cercavano di promuovere una protesta contro il licenziamento di otto responsabili sindacali. Il giorno successivo i reparti speciali hanno arrestato due sindacalisti del Free Trade Union per “istigazione alla violenza”.

Fra i vari problemi in ambito sociale vi è anche la diffusione e il consumo crescente di droga e altre sostanze stupefacenti, con un volume complessivo di traffico “raddoppiato” rispetto al 2014. È aumentato, infine, anche il traffico di vite umane a causa del rilassamento dei controlli alla frontiera e per le crescenti disparità economiche che si registrano all’interno della regione. Nel 2015 la polizia ha contato 295 vittime, la metà delle quali soggette ad abusi a sfondo sessuale.

 

Articolo originale: http://www.asianews.it/notizie-it/Cambogia:-crescono-economia-ed-export,-ma-restano-tensioni-sociali-e-repressione–36918.html

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