Addio a padre Ernesto Cardenal | Progetto Continenti

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Padre Ernesto Cardenal è morto a Managua il 1 marzo 2020. Ne ha dato notizia la poetessa Gioconda Belli.
“Ti scrivo per avvertirti che Ernesto Cardenal, il nostro grande poeta, è appena morto all’età di 95 anni, dopo una vita di dedizione alla poesia e alla lotta per la libertà e la giustizia”. Gioconda ha aggiunto che il poeta sarà sepolto a Solentiname il prossimo giovedì o venerdì e ha invitato il popolo nicaraguense a una messa nella Cattedrale di Managua, lunedì 2 marzo.

Il poeta nicaraguense era nato a Granada nel 1925 e divenne noto con l’opera “Il corno piumato” ed anche per il suo ruolo nella rivoluzione sandinista e nel successivo governo. Il 4 marzo 1983, Papa Giovanni Paolo II lo aveva censurato per aver fatto parte del primo governo Ortega.

Esattamente un anno fa però Papa Francesco aveva annullato quelle ingiuste sanzioni canoniche concedendo con benevolenza lo scioglimento di tutte le censure dopo 35 anni durante i quali era stato sospeso dall’esercizio del ministero a causa della sua militanza politica. Papa Bergoglio ha accolto la richiesta, presentata dall’interessato, di essere riammesso all’esercizio del ministero sacerdotale. “Rivendico di essere stato sacerdote, poeta e rivoluzionario”, ha affermato Cardenal in una delle sue ultime uscite pubbliche.

Ernesto Cardenal è stato ministro della Cultura e della Pubblica istruzione negli anni Ottanta, subito dopo la rivoluzione sandinista, in occasione della prima presidenza di Daniel Ortega. In quella veste accolse Giovanni Paolo II all’aeroporto di Managua e venne dal Papa pubblicamente rimproverato e invitato a mettersi in regola con le norme canoniche che proibiscono l’impegno politico ai sacerdoti.

Tuttavia la scelta di Ernesto Cardenal appare più che giustificata nelle circostanze drammatiche di un paese che cercava di imboccare la via della giustizia sociale dopo una dittatura come quella di Somoza che aveva acuito la distanza tra ricchi e poveri, consolidando il ruolo dell’oligarchia che in Nicaragua (come praticamente in tutta l’America Latina con la sola eccezione di Cuba) continua a detenere le chiavi dell’economia e che ancora oggi esprime e controlla i vescovi locali.

Una situazione per molti versi simile a quella che sta attraversando il Venezuela, paese che Ernesto Cardenal ha conosciuto molto bene e sul quale ha scritto pagine da rileggere.

L’analisi del padre Ernesto Cardenal sull’educazione in Venezuela

“Fuori non si sa che in Venezuela si sta completando una campagna d’alfabetizzazione e che presto l’analfabetismo sarà a tasso zero. L’ educazione ora si fa anche in lingue indigene, che sono 38, e si fanno pubblicazioni in queste lingue. La lingua ufficiale ormai non è solo lo spagnolo, ma lo sono anche le lingue indigene. Ci sono tre indigeni/e nell’assemblea nazionale (parlamento) e fino a poco fa un’indigena era ministra dell’Ambiente e Risorse Naturali”, ha scritto il grande poeta e teologo (della Liberazione)

In effetti in Venezuela l’educazione è diventata di massa. “L’educazione – sono ancora le parole di padre Cardenal – ha reintegrato milioni di persone che prima ne erano escluse. I programmi di educazione cominciano dai bambini di un anno”. Le scuole bolivariane, in cui non si paga nulla, sono per i bambini che prima non potevano pagare l’iscrizione a una scuola. Si tratta di scuole di educazione integrale, con pranzo e merenda, e con cultura e sport oltre agli insegnamenti dell’educazione di base. E soprattutto non si tratta di scuole separate dalla comunità”.

Fonte: Faro di Roma

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