La pandemia in Guatemala | Progetto Continenti

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Nel XX secolo il Guatemala è stato sconvolto da ripetuti colpi di stato e dittature militari. Il più grave fu il golpe del 1954, sostenuto dalla CIA, contro il governo democraticamente eletto di Jacobo Arbenz Guzmán che intendeva realizzare una riforma agraria la cui audacia allarmò i latifondisti. Ne seguì una guerra civile sanguinosa, sostenuta dagli Stati Uniti, che fece circa 180.000 morti e 45.000 sparizioni forzate, soprattutto fra la popolazione indigena di origine maya, gli studenti universitari e i sostenitori dei movimenti sociali. Solo nel 1996 si è giunti a firmare accordi di pace fra Governo e organizzazioni democratiche.

Quello strumento abolito contro l’impunità dei politici. Una storia così travagliata ha avuto ripercussioni oltremodo negative per lo sviluppo economico e civile della società, la cui forte sperequazione continua a condannare all’esclusione sociale strati molto ampi della popolazione, in particolare quella delle comunità indigene. Nel settembre 2019 è stato ufficialmente destituito, dopo 12 anni, la CICIG, ovvero la Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala, creata dalle Nazioni Unite per rafforzare il debole sistema giudiziario guatemalteco, da sempre osteggiata dalle forze politiche nazionali. La decisione è stata imposta dal presidente uscente Morales, agli ultimi mesi del suo mandato prima della successione di Giammattei (eletto nell’agosto 2019, ma in carica dal 2020) sostenendo che l’organo fosse diventato un mero strumento di persecuzione contro la classe dirigente nazionale; il capo di governo, infatti, ha deciso di non rinnovare il mandato alla Commissione, sebbene più del 70% della popolazione risulti favorevole alle attività svolte dalla CICIG.

Corruzione, narcotraffico, malnutrizione, povertà. I problemi che il futuro governo si troverà ad affrontare oltre alla corruzione dilagante sono il narcotraffico, la povertà, la denutrizione diffusa e il degrado ambientale. La struttura economica è prevalentemente legata al settore primario (dove è impiegato oltre il 45% della popolazione attiva), dominato dall’agricoltura. I terreni più redditizi sono destinati alle colture di piantagione come caffè, banane e canna da zucchero, controllate da compagnie straniere. La distribuzione del reddito rimane altamente disuguale e il 20%della popolazione detiene oltre il 51% dei consumi totali della nazione; il 23% della popolazione vive in condizioni di povertà estrema. La povertà tra i gruppi indigeni, che costituiscono più del 40% della popolazione, è in media del 79%, di cui il 40% vive in condizioni di estrema povertà. Il 12.6% dei bambini sotto i cinque anni di età sono cronicamente malnutriti; infatti lo stato detiene uno dei più alti tassi di malnutrizione della zona.

Fonte: La Repubblica, 25/09/2020

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