Maggio, 2020 | Progetto Continenti

0

Le espulsioni di migranti contagiati di COVID19 in Guatemala

Il Guatemala ha attaccato il presidente americano, Donald Trump, a causa delle espulsioni dagli Stati Uniti di migranti contagiati dal nuovo coronavirus. Il presidente Alejandro Giammattei ha dichiarato che le espulsioni hanno saturato i centri di quarantena in Guatemala e hanno messo sotto pressione il debole sistema sanitario del Paese centroamericano.

“Il Guatemala è un alleato degli Stati Uniti, gli Stati Uniti non sono un alleato del Guatemala”, ha dichiarato all’Atlantic Council, un think tank per gli affari internazionali con sede a Washington. “Comprendiamo che gli Stati Uniti vogliono espellere le persone, lo capiamo, ma ciò che non capiamo è che ci invino voli contaminati”.

Tra i duemila casi di coronavirus del Guatemala, le autorità affermano che 100 sono migranti rimandati indietro dagli Stati Uniti. “Va bene che ci mandino gli espulsi, sono certamente problema nostro, ma sono anche il problema degli Stati Uniti. Quindi dovremmo affrontare insieme la questione, dobbiamo essere onesti”, ha aggiunto Giammattei, 64 anni, medico di professione.

La delusione arriva inoltre da quella che è stata definita l’incapacità di Washington di inviare forniture mediche al Guatemala. “Vediamo che gli Stati Uniti hanno aiutato altri Paesi, anche con i ventilatori, noi non abbiamo avuto nemmeno una pannocchia”, ha lamentato il capo di Stato. Dopo le dichiarazioni del presidente, sono arrivate le precisazioni dell’ambasciata americana in Guatemala che ha elencato gli aiuti. Tra cui un impegno di 2,4 milioni di dollari per il Paese da utilizzare “per mitigare la diffusione dell’epidemia Covid-19” attraverso l’assistenza clinica, i controlli di salute pubblica ai punti di ingresso alle frontiere e le forniture mediche. Tuttavia l’ambasciata non ha risposto alle accuse sui migranti contagiati espulsi dagli Usa.

Fonte: Articolo 22/05/2020 AGI

0

La pandemia in Myanmar

In Myanmar, come purtroppo in tante altre regioni del mondo, l’emergenza pandemia si trova a dover drammaticamente convivere con la guerra o comunque, appunto, con sanguinosi e annosi conflitti interni. In questo senso la proposta della Giornata di preghiera del 14 maggio è stata immediatamente accolta dall’episcopato locale per chiedere a Dio di proteggere l’umanità dalla pandemia da coronavirus e porre fine al conflitto interno, come pure alle tante guerre che insanguinano il pianeta.

Alcuni giorni fa — come riferisce l’agenzia Fides — un civile è stato gravemente ferito a una gamba dall’esplosione di una mina nel villaggio di Han Gan, nella Ye Township dello Stato Mon. Si tratta dell’ennesimo episodio di una “guerra in sordina” che fa del Myanmar un Paese con un continuo conflitto a bassa intensità. Benché i combattimenti siano ora in corso soprattutto negli Stati Rakhine e Chin, i suoi effetti devastanti si fanno sentire un po’ ovunque. Agli inizi di maggio, tre organizzazioni separatiste che combattono contro il governo centrale di Yangon, hanno reiterato l’appello al cessate il fuoco, già reso noto agli inizi di aprile, con una “tregua unilaterale”, afferma un comunicato, che non esclude una risposta in caso di attacco.

La situazione di confusione, soprattutto negli Stati Mon e Rakhine rende difficile attribuire la responsabilità delle morti civili ai ribelli o ai soldati governativi. Il 20 aprile un autista dell’Organizzazione mondiale della sanità è stato ucciso mentre trasportava materiale medico; qualche giorno dopo un convoglio di aiuti del Programma alimentare mondiale, con riso e altri generi alimentari di base, è stato attaccato dai ribelli tra le città di Samee e Paletwa (Chin).

I combattimenti e le reciproche accuse non facilitano l’accesso degli operatori di organismi umanitari nelle aree di crisi, dove all’espansione del covid-19 si somma una carenza alimentare endemica, ora peggiorata dal virus. La semina del riso, per esempio — che rappresenta l’80 per cento della produzione birmana — inizia in genere a fine aprile con raccolti a settembre e ottobre, ma poiché i prestiti di governo e degli istituti di micro-finanza sono sospesi, molti agricoltori non sono in grado di procurarsi le necessarie sementi.

Dopo gli attacchi ai convogli Onu, le agenzie delle Nazioni Unite e diverse ong internazionali che operano in Myanmar hanno chiesto un immediato cessate-il-fuoco nell’area occidentale del Paese, ma il governo dello Stato Rakhine ha risposto vietando ai gruppi umanitari di creare campi per gli sfollati interni senza l’approvazione dell’esecutivo. Nel nord dello Stato almeno 160.000 persone sono sfollate a causa dei combattimenti tra esercito e ribelli.

Il 27 aprile scorso, la Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia (Fabc) aveva accolto la richiesta del Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, e rilanciata da Papa Francesco, per una tregua globale di fronte alla minaccia senza precedenti della pandemia. Alcuni giorni dopo un appello nella stessa direzione era stato siglato da diverse ambasciate straniere nella capitale Yangon.

Seleziona la tua donazione

  • 1 Backer

    Finanzia l'alimentazione di un bambino dell'asilo per un mese

  • Backers

    Sostieni il fornimento di un servizio di supporto psico-sociale a una donna

  • 1 Backer

    Sostieni tutte le spese per le attività della clinica per una settimana