Dicembre, 2019 | Progetto Continenti

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L’ETIOPIA SOGNA UNA FLOTTA MILITARE

L’Etiopia è lo stato più popolato al mondo a non avere una flotta navale, dismessa negli anni Novanta. Ad aprile 2018, il premier Abiy Ahmed annuncia di voler dar vita a una nuova marina etiope, generando rumors e indiscrezioni. Le ultime arrivano da un settimanale locale, The Capital, e riportano un’ipotetica strutturazione di questa nuova branca delle forze armate etiopi, su cui ha già messo gli occhi la Francia di Emmanuel Macron. Il processo di creazione di una vera e propria Marina richiederebbe risorse finanziarie e umane ingenti e costanti nel tempo, ma avrebbe delle implicazioni geopolitiche molto rilevanti.

Imperial Ethiopian Navy

Nel 1950, In seguito alla Seconda guerra Mondiale, le Nazioni Unite decidono di federare l’Eritrea, ex colonia italiana, con la monarchia etiope. L’Eritrea diviene così il naturale, e unico, sbocco marittimo per l’Etiopia, grazie ai suoi porti, in particolare Assab e Massawa. È proprio qui che nel 1955, per volontà dell’ultimo imperatore etiope Hailé Selassié, è fondata La Marina Imperiale Etiope, che entrerà effettivamente in azione come servizio indipendente, e non come branca delle forze armate, nel 1958. In questi tre anni i futuri membri della Marina, seguono diverse tipologie di addestramenti intensivi.

Grazie alle capacità diplomatiche di Hailé Selassié, l’Etiopia può avvalersi del supporto di trainer della Royal Navy britannica, della Marina norvegese e di quella italiana. Sono create tre basi navali (Massawa, Assab, Isole Dahalak) e un centro di reclutamento e addestramento ad Asmara. I primi mezzi sono forniti, invece, dagli Stati Uniti d’America, con cui l’Etiopia è schierata durante la guerra fredda. Nel 1974 l’imperatore Hailé Selassié è brutalmente ucciso ed è instaurata una dittatura genocidiaria nota come Derg. Alla guida di questo regime c’è Menghistu Hailé Mariàm, il quale impone un cambio di sponda nell’ambito delle relazioni politiche, orientando l’Etiopia, ed anche le operazioni navali, in funzione filo sovietica. La guerra civile porrà fine al Derg nel 1991 e, contestualmente, alla Marina etiope, per impossibilità di operare a causa della nuova indipendenza raggiunta dall’Eritrea – che diverrà ufficiale solamente nel 1993. Da questo momento in poi l’Etiopia è uno stato landlocked, senza uno sbocco sul mare, senza una flotta navale e senza una marina.

Stando a quanto riporta il settimanale etiope, il premier Abiy Ahmed, in un incontro svoltosi in ottobre con il presidente gibutino Ismail Omar Guelleh, avrebbe avviato le trattative per la creazione di una base navale a Djibouti. I rapporti tra i due Stati sono ottimi: dalle due strade asfaltate e dalla linea ferroviaria che collegano l’Etiopia a Djibouti, passa il 95% dell’import/export etiope. L’Etiopia negli ultimi anni ha accelerato il processo di espansione economica nel Corno d’Africa, anche grazie all’acquisizione di diversi stalli in porti somali e sudanesi, ma non ha una flotta in grado di proteggere le proprie navi. Di contro, stati come Kenya e Somalia hanno vasti territori costieri, ma non la potenza per creare una forza navale in grado di render indipendente il Corno d’Africa dalla massiccia presenza straniera.

Sembra si sia già inserita in questo progetto la Francia. Nel corso di una visita nello scorso marzo, Emmanuel Macron ha espresso il notevole interesse francese per la cooperazione con l’Etiopia in questo senso e le prime indiscrezioni parlano di un aiuto di circa 100 milioni di euro. Un’abile mossa, conveniente soprattutto alla Francia, già presente nell’area con una base militare a Djibouti e interessata a contrastare l’espansione economica e militare della Cina nella regione. È probabile che altre potenze coinvolte, come gli Emirati Arabi Uniti, la stessa Cina e gli Stati Uniti non se ne staranno a guardare, con l’Italia che continua a essere un grande punto interrogativo.

Creare da zero una Marina militare, con la sua flotta e i suoi apparati non è impresa semplice, soprattutto per uno Stato che non ha un naturale sbocco sul mare ed è soggetto a una forte instabilità politica. Garantire il costante afflusso di risorse e uomini per rifondare la Marina etiope potrebbe essere la più importante riforma, ed anche forma di propaganda, di Abiy Ahmed. Intanto a Mexico Square, ad Addis Abeba, sembra aver aperto un ufficio temporaneo per i primi arruolamenti. Dopo oltre un quarto di secolo l’Etiopia tenta il ritorno in mare.

Fonte: Foto e articolo di Inside over, 4/12/2019

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