Marzo, 2019 | Progetto Continenti

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Guatemala: rischio di amnistia di criminali di guerra

Il Guatemala muore letteralmente di fame: oltre l’80% dei guatemaltechi. In totale, tre milioni di persone vivono in condizioni di estrema povertà (23%) e altri dieci milioni di persone vivono in povertà (59%), mentre la ricchezza è concentrata in un numero sempre minore di mani. Il Guatemala è il 127° paese su 189. Un’Apocalisse che ha costretto i quasi 17 milioni di persone che vivono nel paese a camminare vicino al baratro.

Thelma Aldana, mandato di cattura e candidata alla presidenza

Su Thelma Aldana, ex procuratore generale del Guatemala tra il 2014 e il 2018 grava un mandato d’arresto per appropriazione indebita, frode fiscale e menzogne. Ordine di cattura emesso poco prima di confermare la sua candidatura alle elezioni presidenziali del prossimo 16 di giugno con Jonathan Menkos.

Thelma Aldana, di 63 anni, che ha deciso di presentarsi alle elezioni con il partito politco Movimiento Semilla, si trova ora in El Salvador e si rifiuta di tornare per paura della sua integrità fisica e perché non avrà un processo equo. Denuncia inoltre che veicoli con targa guatemalteca stazionano nella vicinanza della sua ubicazione, e trattandosi del Guatemala non è né uno scherzo né un’esagerazione.

L’ex procuratore generale Aldana, denuncia che tutto ciò riguarda la vendetta contro di lei per i suoi anni nel processo, in cui molti sono stati condannati, e per le sue pretese elettorali di guidare un movimento politico di sinistra. Movimento che aspira a rovesciare elettoralmente l’attuale governo e le élite che lo controllano per iniziare a minare le strutture di abuso e oppressione che esistono nel paese e che nessuno in base ai dati esistenti in termini di disuguaglianza e ricchezza può nascondere.

Le chiavi del caso

In un caso tanto complesso come questo, dove ci sono accuse incrociate, conviene avvicinarsi il più possibile ai fatti per non perdersi in un percorso senza via d’uscita. Il primo elemento di sospetto circa l’attuale presidente del Guatemala, Jimmy Morales, lo possiamo trovare quando all’inizio di quest’anno, l’8 gennaio, ha ordinato l’espulsione entro 24 ore dalla Commissione Internazionale contro l’Impunità in Guatemala (CICIG) – appartenente all’ONU -.

Questa commissione ha lavorato per undici anni con la Procura Generale, riuscendo a disattivare parte dell’enorme rete di corruzione in cui il paese è avviluppato. Questo lavoro, eseguito con diverse personalità, una di queste Thelma Aldana ha causato l’arresto dell’ex presidente del paese centroamericano, Otto Pérez Molina, il suo vice presidente e diversi ministri per crimini contro l’umanità. È, sicuramente, il buon lavoro della commissione il motivo per cui la Corte costituzionale del Guatemala ha sospeso la decisione di Jimmy Morales di espellere la CICIG.

Un secondo elemento che può aiutarci a trovare un po’ di luce nella foresta oscura di accuse si trova nelle recenti indagini condotte dalla CICIG prima di essere espulsa: indagava sul finanziamento elettorale illegale ricevuto dall’attuale presidente, Jimmy Morales. E senza commissione non ci sono indagini.

Infine, un terzo elemento di grande valore è l’intento dell’attuale presidente di concedere l’amnistia per i crimini contro l’umanità commessi durante la guerra civile che si è verificata nel paese (1960-1996). Amnistia che violerebbe la Costituzione del Guatemala modificando la Legge di riconciliazione nazionale e i trattati internazionali sui diritti umani firmati dal paese.

La legge di amnistia del 1996 aveva lasciato fuori i responsabili di crimini contro l’umanità (omicidio, sequestro di persona e stupro) che hanno portato alla condanna di 42 soldati, 1 guerrigliero e dei processi legali ancora in corso attualmente per 4.000 membri delle forze sicurezza del paese e 87 ex guerriglieri.

Pertanto, il presidente Jimmy Morales vuole scagionare gli autori di crimini contro l’umanità, che non sembra una grande notizia né lo lascia in una buona posizione. Per questo motivo, Human Rights Watch, la Corte interamericana per i diritti umani e le Nazioni Unite si oppongono alla modifica della legge di amnistia.

L’orrenda disuguaglianza guatemalteco e la situazione drammatica delle donne

Il Guatemala è un paese precipitato nell’orrore di una guerra civile da quasi quarant’anni dalla quale non è ancora uscito, e diviso a causa dell’emendamento alla legge di amnistia che mira a dimenticare più di 250.000 morti, più di 600 massacri, 45.000 desaparecidos e oltre un milione di sfollati. Oblio che si produce in un paese di innegabile ricchezza – il quinto più grande esportatore di caffè e zucchero nel mondo – ma con povertà estrema, dato che il 49% dei bambini sotto i 5 anni soffre di malnutrizione cronica, un tasso che lo posiziona al quarto posto globalmente dietro Burundi, Tanzania e Zambia.

Povertà caratterizzata in Guatemala dalla disuguaglianza. Ad esempio, del tasso sopra menzionato di bambini sotto i 5 anni con malnutrizione cronica, il 70% di loro sono indigeni. Pertanto, le popolazioni indigene e le aree rurali sono le comunità più colpite, il che è evidente del fatto che il Guatemala è il secondo paese al mondo con la più grande disuguaglianza quando si tratta di accedere alla terra, solo dietro al Brasile.

La disuguaglianza, come è noto, è un indicatore quasi infallibile di corruzione e di carenze democratiche, soprattutto se parliamo di paesi in cui le risorse naturali non scarseggiano. Il Guatemala è, quindi, un paese ferito dalla guerra civile e saccheggiato dalle élite.

Come se ciò non bastasse, la situazione delle donne è assolutamente drammatica in un paese tradizionalmente machista e patriarcale. Più di 500 donne vengono uccise ogni anno senza, nella maggior parte dei casi, che vengano compiute indagini – solo il 4% dei casi termina con una condanna (nel 2017 ci sono stati 45.775 reati di violenza contro le donne e 813 omicidi). Le donne vengono stuprate, torturate o mutilate con totale impunità e gettate per le strade come se fossero spazzatura, atrocità commesse nel 60% da un uomo in stretto rapporto con la donna (padre, fratello, patrigno, ecc.).

Il futuro incerto

In questo caso, né gli Stati Uniti né i loro alleati occidentali hanno dato alcun ultimatum al presidente guatemalteco per cambiare il suo atteggiamento, né il paese è entrato a far parte della cosiddetta “Troika del male”. Forse succederà se Thelma Aldana dovesse arrivare alla presidenza e mettere in atto meccanismi per la redistribuzione del reddito e la spesa sociale, ma al momento l’Occidente ha altre priorità prima del Guatemala.

Non sappiamo ancora se l’ex procuratrice Aldana abbia la capacità di rubare che gli viene attribuita, ma è più che indiscutibile che il Guatemala sarà un paese migliore con un ex procuratrice che ha imprigionato corrotti e criminali con le Nazioni Unite che con un presidente che intende concedere l’amnistia a chi si è macchiato di crimini contro l’umanità.

Fonte: articolo del 26/03/2019 de l’Antidiplomatico

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Proposte presentate al Forum delle Disuguaglianze e Diversità

Dopo due anni di lavoro, l’impegno di oltre duecento persone, fra ricercatori e membri delle organizzazioni di cittadinanza attiva, presentate oggi a Roma 15 proposte.

Tutti parlano di disuguaglianze. Anche quelli che hanno concorso in questi ultimi trent’anni a produrle. Perché le disuguaglianze sono tornate a crescere, prima di tutto quelle di ricchezza. E la percezione di abbandono, disattenzione o impotenza da parte delle classi dirigenti ha prodotto paura, risentimento, rabbia.

L’idea che la tua povertà o vulnerabilità, il degrado del tuo territorio, il peggioramento dei servizi essenziali per te e la tua comunità, il mancato riconoscimento della tua persona siano “inevitabili” ti toglie la forza per poterti emancipare e ti lascia aperta solo la strada della rabbia verso gli altri, magari ancora più deboli di te.

Ma non c’è nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze. È una menzogna costruita nell’ultimo trentennio. Le disuguaglianze sono il frutto di politiche pubbliche errate, di un minore potere del lavoro, di un cambiamento del “senso comune”. Ce lo ha insegnato Anthony Atkinson. È dunque possibile ridurre le disuguaglianze. Con un cambio di rotta radicale su questi tre fronti. Dopo due anni di lavoro, l’impegno del di oltre duecento persone, fra ricercatori e membri delle organizzazioni di cittadinanza attiva, ha permesso di presentare oggi, 15 proposte.

Proposta n. 1 La conoscenza come bene pubblico globale: modificare gli accordi internazionali e intanto farmaci più accessibili

Si propongono tre azioni che mirano ad accrescere l’accesso alla conoscenza. La prima azione riguarda la promozione, at-traverso l’UE, di una modifica di due principi dell’Accordo TRIPS che incentivi la produzione e l’utilizzo della conoscenza come bene pubblico globale. Le altre due azioni riguardano il campo farmaceutico e biomedico; si propone, sempre attra-verso l’UE, di arrivare a un nuovo accordo per la Ricerca e Sviluppo, in sede di Organizzazione Mondiale della Sanità, che consenta di soddisfare l’obiettivo del “più alto livello di salute raggiungibile” e, contemporaneamente di rafforzare l’iniziativa negoziale e strategica affinché i prezzi dei farmaci siano alla portata dei sistemi sanitari nazionali e venga assicurata la pro-duzione di quelli per le malattie neglette.

Proposta n. 2. Il “modello Ginevra” per un’Europa più giusta

Si propone di promuovere a livello europeo degli “hub tecnologici sovranazionali di imprese” che si occupino di produrre beni e servizi che mirino al benessere collettivo, partendo dalle infrastrutture pubbliche di ricerca esistenti ed estendendo il loro ambito di azione dalla fase iniziale della catena di creazione di valore a quelle successive. L’obiettivo è quello di sfruttare il successo di forme complesse e autonome di organizzazione per rendere accessibili a tutti i frutti del progresso scientifico e affrontare il paradosso attuale per cui un patrimonio di open science prodotto con fondi pubblici viene di fatto appropriato privatamente da pochi grandi monopoli.

Proposta n. 3 Missioni di medio-lungo termine per le imprese pubbliche italiane

Si propone di assegnare alle imprese pubbliche italiane missioni strategiche di medio lungo periodo che ne orientino le scelte, in particolare tecnologiche, verso obiettivi di competitività, giustizia ambientale e giustizia sociale. I punti di forza della pro-posta sono: l’identificazione di un presidio tecnico; la trasparenza della responsabilità politica; il monitoraggio dei risultati; la garanzia della natura di medio-lungo termine degli obiettivi; e il rafforzamento delle regole a tutela dell’autonomia del management.

Proposta n. 4 Promuovere la giustizia sociale nelle missioni delle Università italiane

Si propongono quattro interventi integrati per riequilibrare gli attuali meccanismi che inducono le Università a essere disattente all’impatto della ricerca e dell’insegnamento sulla giustizia sociale: introdurre la giustizia sociale nella valutazione della terza missione delle Università; istituire un premio per progetti di ricerca che accrescono la giustizia sociale; indire un bando per progetti di ricerca che mirano a obiettivi di giustizia sociale; valutare gli effetti dell’insegnamento universitario sulla forbice di competenze generali delle giovani e dei giovani osservata all’inizio del percorso universitario.

Proposta n. 5 Promuovere la giustizia sociale nella ricerca privata

Si propone di introdurre, nei criteri per l’allocazione dei finanziamenti pubblici alla ricerca privata, parametri che inducano le imprese a tener conto degli effetti delle loro scelte sulla giustizia sociale e che le sollecitino a promuoverla.

Proposta n. 6 Collaborazione fra Università, centri di competenze e piccole e medie imprese per generare conoscenza

Si propone di valorizzare, sviluppare e diffondere in modo sistematico le esperienze in corso in alcune parti del territorio italiano, che vedono reti di PMI collaborare con le Università e con altri centri di competenza per superare gli attuali ostacoli derivanti dalla concentrazione della conoscenza e produrre conoscenza condivisa che consenta un recupero della loro competitività.

Proposta n. 7. Costruire una sovranità collettiva sui dati personali e algoritmi

Si propone che l’Italia compia un salto nell’affrontare i rischi che derivano dalla concentrazione in poche mani del controllo di dati personali e dalle sistematiche distorsioni insite nell’uso degli algoritmi di apprendimento automatico in tutti i campi di vita. La strada è segnata dalle esperienze e dalla mobilitazione che altri paesi stanno realizzando su questo tema: mettere alla prova il Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati che fissa principi all’avanguardia sul piano internazionale; rea-lizzare un ampio insieme di azioni, specie attorno ai servizi urbani, che vanno da una pressione crescente sui giganti del web alla sperimentazioni di piattaforme digitali comuni; rimuovere gli ostacoli allo sviluppo delle comunità di innovatori in rete.

Proposta n. 8 Strategie di sviluppo rivolte ai luoghi

Si propone di disegnare e attuare nelle aree fragili del paese e nelle periferie strategie di sviluppo “rivolte ai luoghi” che tragga-no indirizzi e lezioni di metodo dalla Strategia nazionale per le aree interne; strategie che, attraverso una forte partecipazione degli abitanti, combinino il miglioramento dei servizi fondamentali con la creazione delle opportunità per un utilizzo giusto e sostenibile delle nuove tecnologie.

Proposta n. 9 Gli appalti innovativi per servizi a misura delle persone

Si propone di promuovere con diversi strumenti il ricorso da parte delle amministrazioni, soprattutto locali, agli appalti inno-vativi per l’acquisto di beni e servizi, che consentono (come mostrano le poche ma positive esperienze italiane) di orientare le innovazioni tecnologiche ai bisogni delle persone e dei ceti deboli. In particolare, gli strumenti proposti sono: formazione dei funzionari pubblici; rimozione degli ostacoli alla partecipazione; campagna pubblica di informazione; ricorso a consultazioni pubbliche per il disegno del bando.

Proposta n. 10 Orientare gli strumenti per la sostenibilità ambientale a favore dei ceti deboli

Si propongono tre linee d’azione che possono orientare gli interventi per la sostenibilità ambientale e il contrasto al cambia-mento climatico a favore della giustizia ambientale, condizione perché quegli stessi interventi possano essere attuati: rimo-dulazione dei canoni di concessione del demanio e interventi fiscali attenti all’impatto sociale; rimozione degli ostacoli ai processi di decentramento energetico e cura degli impatti sociali dei processi di smobilizzo delle centrali; modifiche dell’E-cobonus per l’incentivazione delle riqualificazioni energetiche degli edifici ed interventi sulla mobilità sostenibile in modo favorevole alle persone con reddito modesto.

Proposta n. 11 Reclutamento, cura e discrezionalità del personale delle PA

Si propone che in tutti i livelli amministrativi coinvolti dalle singole strategie di giustizia sociale proposte nel Rapporto venga attuata la seguente agenda di interventi: a) forte e mirato rinnovamento (anche disciplinare) delle risorse umane; b) politica del personale che elimini gli incentivi monetari legati ai risultati e li sostituisca con meccanismi legati alle competenze orga-nizzative; c) restituzione della funzione di strumento di confronto fra politica, amministrazione e cittadini alla valutazione dei risultati; d) forme sperimentali di autonomia finanziaria della dirigenza; e) interventi che incentivino gli amministratori a prendere decisioni mirate sui risultati, non sulle procedure.

Proposta n. 12 Minimi contrattuali, minimi legali e contrasto delle irregolarità

Si propone di realizzare un intervento integrato e simultaneo che aumenti i minimi salariali per tutte le lavoratrici e i lavorato-ri, indipendentemente dalla natura del contratto e composto da tre parti non separabili: estendere a tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici di ogni settore l’efficacia dei contratti firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali rappresentative di quel setto-re; introdurre un salario minimo legale, non inferiore a 10 euro, senza distinzioni geografiche o di ruolo, il cui aggiornamento nel tempo è deciso da una Commissione composta da sindacati, tecnici, politici; dare più forza alla capacità dell’INAIL e degli altri enti ispettivi di contrastare le irregolarità e costruire forme pubbliche di monitoraggio

Proposta n. 13. I Consigli del lavoro e di cittadinanza nell’impresa

Si propone di realizzare l’obiettivo di una partecipazione strategica di lavoratori e lavoratrici alle decisioni delle imprese at-traverso l’introduzione di una forma organizzativa in uso in altri paesi, il Consiglio del Lavoro, che valuti strategie aziendali, decisioni di localizzazione, condizioni e organizzazione del lavoro, impatto delle innovazioni tecnologiche su lavoro e retri-buzioni. Nei Consigli (che sarebbero quindi anche “della cittadinanza”) siederebbero anche rappresentanti di consumatrici e consumatori e di persone interessate dall’impatto ambientale delle decisioni.

Proposta n. 14. Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout

Si propone di realizzare alcuni interventi mirati che consentano allo strumento dei Workers Buyout (WBO) – l’acquisto dell’impresa in crisi o in difficile transizione generazionale da parte dei suoi lavoratori e lavoratrici – di essere utilizzato in maniera più diffusa in Italia: rafforzare la formazione dei lavoratori e lavoratrici nel momento dell’assunzione del nuovo ruolo; agevolare fiscalmente i mezzi finanziari investiti da lavoratori e lavoratrici; accelerare l’opzione WBO al primo manifestarsi dei segni di crisi.

Proposta n. 15. L’imposta sui vantaggi ricevuti e la misura di eredità universale

Si propone un intervento integrato per riequilibrare la ricchezza su cui ragazze e ragazzi possono contare nel momento del passaggio all’età adulta e che esercita una forte influenza sulle loro opzioni e scelte di vita: da un lato, prevedere che, al compimento dei 18 anni, ogni ragazza o ragazzo riceva una dotazione finanziaria (o “eredità universale”) pari a 15mila euro, priva di condizioni e accompagnata da un tutoraggio che parta dalla scuola; dall’altro, una tassazione progressiva sulla som-ma di tutte le eredità e donazioni ricevute (al di sopra di una soglia di esenzione di 500mila euro) da un singolo individuo durante l’arco di vita.

Il Forum è promosso da Fondazione BassoActionAidCaritas ItalianaCittadinanzattivaDedalus Cooperativa socialeFondazione di Comunità di MessinaLegambienteUisp

Fonte: www.vita.it

 

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